Un paio di anni un po’ tribolati per i cambi di line-up e ora un disco killer come “You Will Bleed”. E’ stato difficile riattaccare la spina con una nuova line-up e suonare ai livelli del passato?
E’ indubbio che ci sia stato un grande lavoro alle spalle, cosa molto gratificante, e soprattutto una grande dimostrazione di come con impegno, fatica ed il giusto spirito siamo riusciti a riproporci al pubblico anche meglio di prima. Sono stati 2 anni dove ho dato tutte le mie energie per aprire questo nuovo capitolo, ed ora posso dirlo con soddisfazione: ho avuto una grande rivincita personale.
Puoi presentarci i tuoi nuovi compagni di avventura e dirci cos’ha portato ognuno di loro al sound della band?
Alla batteria abbiamo Andrea, una persona giovane, molto motivata, che fa il batterista come professione. E’ indubbio che con una persona molto preparata è aumentata la qualità del drumming, per la prima volta ho cominciato a spaziare su vari registri ritmici, a usare tempi differenti giocando su parti dispari e molto altro. Il disco dimostra come le problematiche del passato siano state eliminate e le songs ora scorrono a click con regolarità di tempo; la doppia cassa è veloce senza bisogno di particolari editing ed abbiamo preferito rinunciare a qualche bpm di velocità a favore di un tempo costante senza alti e bassi.
Alla chitarra troviamo Deimos, persona con una grande esperienza alle spalle ed una capacità tecnica impressionante. Oltre ad aver contribuito al songwriting ha prodotto l’intero cd curando suoni, registrazioni, mixing e mastering, inoltre ha registrato la quasi totalità delle parti di basso. Lui è la persona che è sempre servita agli Handful Of Hate. Al basso si è unito da poco Nicholas, che già dai primi concerti ha dimostrato un’ottima professionalità e buone capacità tecniche.
Nei vostri dischi avete un approccio lirico/concettuale molto crudo e diretto, come per la musica del resto. Di cosa parlano i testi di “You Will Bleed”? C’è qualche significativa differenza rispetto al passato?
Generalmente ricuso nei testi un aspetto mistico o comunemente ispirato al diavolo, boschi, foreste etc… Preferisco parlare delle cose che mi rappresentano maggiormente e mi interessano. La carnalità estrema e deviata è un aspetto fondamentale nella nostra proposta, ma non c’è solo quello, “You Will Bleed” annovera parecchi riferimenti ai testi “sacri” dell’iconografia dei martiri, alla sublimazione estatica del martirio ed un riferimento alle grandi epidemie tardo medievali che decimarono come “piaghe bibliche” la popolazione del Continente. Qui ho ricercato o meglio dire “ricreato” nei miei testi le esternazioni figlie dell’istinto, della paura, dell’aberrazione e qualsiasi altra cosa che riconduce l’uomo dinanzi alle sue paure più recondite e all’esternazione di esse attraverso gesti estremi. Purtroppo non son capace di scrivere i soliti testi banali, triti e ritriti, che caratterizzano molto metal estremo.
Penso che le vostre parti di chitarra siano tra le migliori di tutta la scena black: l’attenzione per il riffing e la tecnica che avete voi si trova in ben pochi dischi del genere. Quali sono le tue principali influenze come chitarrista? Credi ci siano in giro altre band che mettono così in risalto i fraseggi di chitarra come voi?
Ti ringrazio per questa affermazione, mi fa molto piacere. Come chitarrista ho sempre curato molto il mio strumento. Sono anni che mi miglioro, mi velocizzo e cerco di rendere il massimo in termini di Black Metal o musica estrema (non mi interessano gli assoli e cose simili), oltre a questo usiamo della ottima strumentazione, e probabilmente abbiamo il merito di saperla sfruttare. Sarebbe ipocrita negarti che anni ed anni fa io abbia subito l’influenza di molte bands estreme, specialmente quelle che mossero i primi passi nel mondo del black più efferato in Svezia. Oltre ad un riffing tagliente e ben costruito sulle scale armoniche della tastiera, occorre un’attitudine di fondo nel gestire lo strumento e farlo suonare “cattivo” ed infine serve un’ottima equalizzazione degli amplificatori e delle uscite nei mixer quando registri. E’ importante sia la mano di chi suona, sia quella di chi cura le registrazioni.

Cosa c’è dei vostri precedenti album in “You Will Bleed”? A quale delle vostre passate release somiglia maggiormente?
Penso che in questo album ci sia tutto il passato, l’esperienza raggiunta e una maggiore maturità compositiva. Non a torto, molte persone lo paragonano ad “Hierarchy 1999” e penso che effettivamente sia giusto. Questo nuovo album ha dei forti richiami al Black puro ed alle sue origini.
In un disco molto compatto come “You Will Bleed”, credi ci sia un pezzo che spicchi sugli altri e che metta meglio in luce le peculiarità del gruppo?
Penso che ogni singola traccia abbia le proprie peculiarità. In ognuna trovi qualcosa di diverso e qualcosa di nostro che ci rappresenta in pieno. Secondo me abbiamo scritto 9 pezzi che sono tutti, allo stesso modo, perfettamente in linea con lo stile Handful Of Hate.
A livello grafico mi pare che abbiate cambiato un po’ lo stile che vi aveva contraddistinto in “ViceCrown” e “Gruesome Splendour”. Come mai?
“ViceCrown” fu molto influenzato a livello grafico dall’etichetta e su alcune cose me ne pento, perché le avrei preferite migliori o più aderenti a noi. Questo album, come ho già detto, vuol essere un sano tributo al Black metal, quindi tutto riconduce al genere, anche la scelta dello sheet interno è ricaduta su un poster A4 come i vecchi formati dei cd che uscivano ad inizio anni 90.
E’ difficile far rendere al meglio nel contesto live i vostri pezzi? Pensi che il loro impatto sia lo stesso o cambia qualcosa, sia in positivo che in negativo?
Bisogna esercitarsi tanto sia in gruppo sia singolarmente. Noi ricusiamo stratagemmi di studio o campionatori, effetti e cose simili non ricreabili dal vivo. Cosa c’è in più sul palco? Beh, la presenza, l’impatto, la rabbia e tutte quelle cose che in un cd non si possono provare, dato che si ascolta senza vedere.
Le date di supporto al nuovo disco che responsi hanno dato? E’ filato tutto liscio o c’è stato qualche inconveniente?
Direi che le prime date sono state molto buone. Vista la crisi che c’è in giro riusciamo a metter su sempre un discreto numero di persone e a suscitare un buon interesse. Adesso abbiamo delle date all’estero e speriamo di far bene anche lì.
Credi che gli Handful Of Hate siano una band da black metallers duri e puri o possono piacere anche a coloro che il black lo masticano poco?
Penso che sia una scelta soggettiva. Dipende da persona a persona. Ho conosciuto ragazzi che ascoltano black per le melodie, le atmosfere, etc, insieme al pop, e si schifano se sentono qualcosa di Death o Grind. Al contrario molti fan dell’horror amano il death per le tematiche e le immagini delle covers ma odiano molta altra musica, e magari poi ascoltano jazz. E’ una domanda alla quale non so risponderti, posso solo dirti che, secondo me, gli Handful Of Hate possono piacere a chi ama l’estremo in musica e nei contenuti.
Fuori dall’Italia, qual è il paese dove avete i riscontri migliori da parte di pubblico e critica?
Le cose sono andate molto bene a livello di riscontri, di vendite e di richieste in Spagna, Francia ed Austria. Purtroppo i budget sono limitati e nonostante ci siano richieste e contatti con le booking agencies che cercano di venirci incontro nelle spese, è sempre dura imbarcarsi in qualche tour, però stiamo valutando seriamente di suonare negli USA, in Messico, Scandinavia, Nuova Zelanda (forse) ed includere in questo giro anche la Germania. Purtroppo tutto ciò ha dei costi che la band non può accollarsi. Quindi, finché non avremo dei rimborsi garantiti, attendiamo gli eventi. Detto questo, già nel corso del 2010 ci saranno molte date estere e presto avrete altre news sulla nostra attività.
Cosa ci possiamo aspettare per il 2010 dagli Handful Of Hate?
Parecchi concerti, mi auguro, ed una buona promozione al nuovo album “You Will Bleed”.