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Resurrecturis

Carlo Strappa


A cura di Giovanni Mascherpa

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Dal death/grind al gothic passando per tutto quello che ci sta in mezzo e sa donare emozionalità alla musica: è un percorso davvero affascinate quello compiuto dai Resurrecturis, finora conosciuti soprattutto come feroce ensemble death/grind, e ora ritrovatisi alle prese con un caleidoscopio di influenze ad ampio spettro, ben dosato in tutte le song del lavoro. Andiamo a conoscere i motivi di questa svolta e i progetti futuri della band direttamente dalla viva voce di Carlo Strappa, deux ex machina dei Resurrecturis.


Quando è nata l’idea di creare un concept attorno alla tua vita, descritta nelle tue emozioni di artista e di uomo comune?

Dopo l’uscita di “The Cuckoo Clocks Of Hell” nel 2004 è stato chiaro che, se volevo proseguire in questa avventura musicale, siccome il prezzo da pagare in termini di sacrifici e impegno era piuttosto alto, era indispensabile per me alzare il tiro, fare cose che avessero un certo impatto almeno sul piano personale e che mi fornissero stimoli importanti. Direi che dopo i tour promozionali per TCCOH con Vital Remains, Macabre e Impaled Nazarene l’idea di realizzare un concept sulla mia vita artistica aveva già iniziato a prendere forma. Solo in un secondo tempo ho pensato di allargare ulteriormente il progetto e fare una dialogia che rappresentasse il mio rapporto con arte e lavoro. Due realtà apparentemente distanti e scollegate tra loro, mentre in realtà, almeno per quanto mi riguarda, inestricabilmente vicine… Attorno alla fine del 2007 l’architettura concettuale della dialogia era già pienamente definita ed i brani di “Non Voglio Morire” erano già stati scritti. Se non fosse stato per i ritardi causati dall’Acme recording studio il disco sarebbe potuto uscire già nel 2008.

All’interno del disco, qual è il filo logico che unisce canzoni di per sé molto diverse, che vanno dal classico death metal a suoni più eterei e melodici?

Nel disco viene raccontato come si evoluto il mio rapporto con la musica e con l’arte in genere nel corso degli anni. Il filo logico che unisce brani tra loro molto diversi è proprio quello della narrazione che procede e racconta momenti e stati d’animo diversi.

Le canzoni con atmosfere più estreme e quelle più sperimentali sono state composte nello stesso periodo di tempo o arrivano da momenti molto lontani tra di loro a livello temporale?

La stesura dei brani è stata fatta in un arco temporale molto lungo, ma non c’è stato un momento in cui mi sono dedicato ai brani più melodici ed un altro in cui ho lavorato di più sulle sonorità più elettriche. Davanti a me avevo una serie di caselle vuote che dovevano essere riempite, ciascuna di queste caselle rappresentava un capitolo, un episodio o un’emozione. Per ciascuna di esse ho cercato nel mio dizionario musicale il registro sonoro che funzionasse meglio.

Pur essendoci molta carne al fuoco, penso che la vostra anima death emerga spesso, molti pezzi rimangono comunque in questo filone. Quale, dei brani contenuti in Non Voglio Morire, si ricollega più direttamente al vostro materiale passato?

Sono d’accordo. Il mio amore per death metal e grindcore risale alle primissime origini di queste forme musicali quando Master, Death, ecc. pubblicavano i loro primi demo tape. Sicuramente l’impronta che questa frequentazione musicale ha lasciato in me è più forte di qualsiasi altra. Oggi i miei ascolti sono estremamente vari, dai Radiohead a Beethoven, però ancora oggi poche cose mi danno i brividi come spararmi una “Chapel Of Ghouls” o “Siege Of Power”…


imm


Hai mai avuto paura, intanto che scrivevi il disco, di mettere eccessivamente a nudo te stesso, di comunicare troppo di quello che sei, di ciò che provi, del tuo modo di pensare?

È una domanda che mi sono posto. Sicuramente per me era importante non cadere nella spettacolarizzazione e banalizzazione simil-reality TV così comune oggi. Il fatto che milioni di persone si identifichino e si appassionino a quel genere di intrattenimento mi fa orrore e mi da molto da pensare. Per quanto mi riguarda, ho cercato di mantenere un equilibrio tra il piano personale e quello che poi accomuna la mia esperienza a quella di migliaia di altre persone che, come me, sentono questa esigenza di rappresentare tramite l’espressione artistica quello che hanno dentro.

Quanto hanno contribuito gli altri membri della band alla realizzazione dell’album?

Tieni presente che gli altri membri dei Resurrecturis sono dei musicisti con abilità ed esperienza molto superiori alla mia. Per cui ogni volta che esprimono il loro punto di vista , cerco sempre di essere ricettivo e capire dove vogliono andare a parare. In generale il contributo è stato molto importante nell’arrangiamento dei brani durante la pre-produzione del disco. Poi nel corso della fase realizzativa la sensibilità delle orecchie di tutti è stata preziosissima per raggiungere un risultato di buon livello.

C’è un pezzo che meglio di altri sintetizza i messaggi che intende comunicate Non Voglio Morire? Secondo me, questo ruolo potrebbe averlo “The Artist”, una traccia tra le più sorprendenti del cd.

Sicuramente “The Artist” occupa una posizione speciale all’interno del disco, in quanto è l’episodio che introduce per la prima volta queste sonorità non death metal. Ma per me è veramente difficile trovare un brano che rappresenti l’interessa del disco. Sarebbe come se tu mi dicessi: “riassumi i tuoi ultimi 30 anni di vita in una frase!” Come si fa a rispondere ad una domanda così???

A livello grafico, avete compiuto un lavoro di altissimo livello, creando un artwork molto originale, disturbante, di grande effetto emotivo. Come si è svolta questa parte del lavoro? Chi è l’artista che ha creato le immagini della copertina e del booklet?

Ti ringrazio molto. Dietro alla copertina del disco c’è stato un lavoro intenso e che ha coinvolto molti professionisti di altissimo livello. I quadri della copertina sono stati realizzati da Samuele Santi, un pittore marchigiano emergente a cui sono legato da un rapporto di amicizia e stima reciproca. Dopo una serie di chiacchierate in cui ho raccontato a Samuele quello che avevo in mente per il disco, lui ha realizzato appositamente una serie di lavori che poi abbiamo selezionato insieme. Successivamente i quadri sono stati fotografati da Paolo Monello, che si occupa professionalmente di fotografia industriale ed architetturale… Le foto all’interno del booklet sono opera di Luigi Angelucci, che ho conosciuto durante le riprese del video di “The Fracture”. Luigi era stato scelto come fotografo di scena dal regista. Quando mi ha mostrato gli scatti sono rimasto a bocca aperta ed ho subito pensato di utilizzare parte di quel materiale per la grafica del disco. L’impaginazione è stata affidata ad una agenzia pubblicitaria di grande prestigio (Acanto) che ha fatto un lavoro eccellente. Come vedi questo risultato di qualità ha richiesto un gran lavoro e l’unione di un discreto numero di talenti, proprio come per la parte musicale!


imm


Avete girato un video per “The Fracture”. Come mai avete scelto proprio questo brano e cosa rappresentano le immagini del videoclip?

Proprio a causa della varietà delle soluzioni musicali presenti nel disco è stato particolarmente arduo selezionare una traccia per un videoclip che rappresentasse l’intero lavoro. “The Fracture” è stata scelta principalmente perché ho ritenuto che il visual che avevo in mente di associargli fosse potente e permettesse di raccontare una parte di quello che avevo da dire nel disco. Nel video vengono alternate immagini della band che suona in una fabbrica abbandonata, con altre dove ci sono io che mi aggiro in una stanza con tante immagini in bianco e nero appese alla parete. Queste immagini rappresentano me o tutto in bianco o tutto in nero, ma in realtà in me ci sono entrambe queste parti (quella bianca e quella nera), così comincio a dipingere il mio volto metà in bianco metà in nero. Quando ho finito, mi guardo allo specchio e realizzo che ancora non è abbastanza, così rompo lo specchio, raccolgo una scheggia e mi taglio in faccia proprio a rappresentare la frattura che corre tra la parte nera e la parte bianca… Alla fine della canzone sono di nuovo intero, ma ricucito in volto con una striscia di punti di sutura dove prima mi sono tagliato “Struggling with my own limitations, through art I reunite myself”. Chi non ha acquistato il digipack con CD e DVD può comunque vedere il video al link di seguito: www.youtube.com/user/ResurrecturisVideo

In generale, come sono state le recensioni per Non Voglio Morire?

Mediamente piuttosto buone, con qualche recensione che è stata particolarmente positiva ed una super stroncatura da parte di un blogger in America.

Non Voglio Morire approfondisce il Carlo Strappa artista, il prossimo disco invece su cosa sarà incentrato? Ci saranno molte differenze a livello sonoro?

Il prossimo disco tratterà l’altra metà della mia vita: quella lavorativa. La parte diurna quindi, contrapposta a quella notturna da artista che viene raccontata su “Non Voglio Morire”. Più che delle differenze ci saranno delle novità nel senso che ho pensato di introdurre qualche strumento mai utilizzato prima dai Resurrecturis ed anche di lanciarmi qualche sfida sul piano compositivo…

Come intendete promuovere, a livello di concerti, il vostro ultimo album?

Stiamo vagliando qualche possibilità per dei tour europei. Staremo a vedere cosa succede.

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