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Sinestesia

Roberto De Micheli


A cura di Giovanni Mascherpa

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Se avete bisogno di rifarvi le orecchie con del prog di classe, ma allo stesso tempo duro e metallico, i Sinestesia fanno al caso vostro: “The Day After Flower”, loro secondo album, ha tutto per conquistare i progsters, e può offrire motivi di interesse anche ai meno avvezzi al genere, tanto è coinvolgente la musica della band. Del valido full-lenght appena pubblicato abbiamo parlato approfonditamente con il chitarrista Roberto De Micheli.


"The Day After Flower" è un disco molto variegato: si passa dalle bordate metal di "Hero" alla malinconia di "Violet", e tutti i brani, in generale, mostrano molte facce della vostra musica. Quanto vi è costato, in tempo, fatica e ricerca dell'ispirazione, scrivere un disco del genere?

Effettivamente ci ha portato via un sacco di tempo, ma credo ne sia valsa la pena. Volevamo fare un disco che raccogliesse tutte le nostre influenze, ma la vera difficoltà non è stata la scrittura, bensì il "sound". Dare uniformità a punti di partenza diversi è stata la vera sfida, ed è stato fondamentale l'apporto di Franz e di Nic Ardessi per "guardare" il risultato dall'esterno. Noi scriviamo, riscriviamo, smontiamo e rimontiamo le song finchè il risultato non ci soddisfa al 100%.

"Il Fiore del Giorno Dopo" sta a significare la rinascita dopo la disfatta, la speranza nel futuro quando tutto è stato distrutto. Siamo ancora nella fase della demolizione, secondo voi, o è già tempo di cercare il fiore che annuncia una lenta, ma credibile, rinascita?

La speranza è sempre dentro di noi, si può far finta di non vederla ma lei è sempre là. Ognuno di noi si guarda allo specchio la mattina e sa cosa vede, poi può decidere come agire..... Personalmente credo che nella vita bisogna avere la speranza e il coraggio di guardare le cose e affrontarle, non credo che mettere la testa sotto la sabbia aiuti a risolvere i problemi.

"Cold War Apocalypse", "Twilight e "Hero" sono pezzi molto metal, "Twilight" in particolare è molto diretta. Vi piace fare i metallari duri e puri, o non puntate mai, in maniera esplicita, sulla durezza del sound?

I suoni duri sono ottimi quando si vuole esprimere un sacco di energia! Come accennato prima, ci piace svariare e quindi qualche sferzata ci stava alla grande. Tutti noi siamo fan dei grandi gruppi metal come Metallica, Judas, Slayer e quindi era impossibile escluderli dal nostro sound: il rock viene fuori sempre. Tutto poi viene filtrato da quella sorta di nostro equilibrio interno che ci permette di capire quando è il momento di fermarsi. Trovo che per essere credibile devi anche capire quali sono i tuoi limiti altrimenti diventi la parodia di te stesso....

Mi ha impressionato "Burning Times": ha un senso di grandeur, una solennità, che va al di là del prog e vi colloca in una dimensione del tutto inconsueta. Avete qualcosa da raccontarci in particolare su come è nato questo pezzo?

E' il pezzo preferito di Franz!!... Ha un piglio che ha sbalordito anche noi. La volevamo così come un sabba, doveva essere epica e sinfonica allo stesso tempo senza però ricalcare gli stilemi già ipersfruttati e quindi abbiamo pensato di sfruttare le grandi doti vocali di Ricky(che ha fatto tutte le voci e i cori!!) e alcuni suoni elettronici per dare un fondo diverso, io poi ho ingrossato a dismisura le chitarre per ottenere più pacca possibile, esperimento ben riuscito...


imm



Credete ci sia un pezzo che, più di altri, sintetizza tutte le caratteristiche del vostro sound?

"The Day After Flower" sintetizza i Sinestesia, per noi ogni canzone è come un piccolo viaggio che va vissuto appieno, fino in fondo, senza risparmiarsi su nulla. Fare musica, a mio avviso, non significa sfornare dischi per contratto ma bensì cercare di dire qualcosa, comunicare, e per fare questo bisogna avere qualcosa da dire.... Ecco quindi che per noi ogni nostro singolo secondo di musica ci sintetizza ed è fondamentale dalla prima all'ultima nota, bisogna avere rispetto di chi ascolta e compra i dischi, non gli si può dare la minestra riscaldata...

Avete un cantante eccezionale, Riccardo De Vito, che lascia un'impronta molto forte sui brani. Cercate di valorizzare la sua voce quando arrangiate le canzoni?

Ricky è effettivamente un ottimo cantante, ha una voce potente, calda e molto duttile. Noi componiamo sempre sapendo che Ricky ci canterà sopra e quindi è normale per noi scrivere in funzione del fatto che poi ci piazzerà sopra la linea vocale, il suo timbro la rende talmente personale che non bisogna neanche lavorarci sopra più di tanto. Ed è pure molto bravo nella scrittura dei testi,che non sono mai banali ma ricchi di spunti e di metafore....

La produzione è molto potente, enfatizza tutte le sfaccettature strumentali, esaltando al massimo l'impatto. Soddisfa a pieno le vostre aspettative? Vi ha affiancato qualcuno nel lavoro in studio di registrazione?

Come ti dicevo prima, Nic Ardessi ci ha affiancato per tutte le session, circa un anno di lavoro. Lui e Alberto(Bravin) hanno lavorato veramente sodo per riuscire ad ottenere questi risultati. Siamo stati pignoli su tutto, non avendo limiti di tempo(gli studi sono di Alberto) abbiamo potuto perfezionare ogni cosa. Abbiamo sempre pensato che per poter sfidare l'Olimpo dovevamo essere inattaccabili da quel punto di vita e questo ci è costato 13 mesi per la produzione del disco. Il mastering poi è avvenuto al Nautilus a Milano,che è uno studio pazzesco dove lavorano dei fonici pazzeschi!

-All'interno della band, chi rappresenta l'anima più tradizionalista e chi quella più avanguardista e sperimentale? Siamo tutti e 5 tradizionalisti e sperimentatori, diciamo che di volta in volta ci scambiamo i ruoli. Quello che per noi è stato fondamentale è l'aver avuto Franz Di Cioccio che ci aiutava a dare una visione distaccata e ci spingeva a metterci alla prova. Lui è un grande, ha energia e idee, penso sia un esempio per tanti musicisti... Come siete arrivate alla collaborazione con Franz Di Cioccio? Cosa credete vi abbia dato in più il fatto di incidere per la sua casa discografica?

Con Franz collaboriamo ormai dal 2005 e in questi anni abbiamo appreso un sacco di cose, quello che ti può dare uno come lui è impagabile perché è uno che la strada l'ha fatta, quello che ti dice lui lo ha provato e quindi ti aiuta a prendere delle "scorciatoie" se hai l'umiltà e l'intelligenza per capire che hai a che fare con un'icona della musica. Personalmente poi sono molto legato a lui e a Iaia perchè sono grandi persone oltre che grandi addetti ai lavori...

Qual è la descrizione più calzante che è stata data della vostra musica nelle recensioni?

Trovo che quasi tutte le recensioni abbiano colto molti aspetti della nostra personalità musicale. Ci piace quando i recensori si accorgono dello sforzo per cercare di dare un qualcosa in più al genere(voi lo avete scritto...eheh) e si accorgono che il nostro background è più ampio di quello che ci si può immaginare.

Cosa pensate debba avere una band per emergere nella scena metal di oggigiorno, e in quella prog in particolare?

Penso che tutti quelli che suonano o che fanno arte in generale devono cercare il loro codice di comunicazione, poichè tanto si è più vicino a quello che si vuole dire, tanto più si è se stessi ed è l'interiorità che fa la differenza. Credo che le grandi band abbiamo cambiato la storia perché la loro musica era la fotografia di quello che erano loro, tutto qua....

In chiusura, c'è qualcosa che vorreste aggiungere sulla band che credi meriti di essere sottolineato e non è stato detto nel corso dell'intervista?

I Sinestesia sono soprattutto una live band e la D&D concerti si sta dando un gran da fare per farci suonare. Le prime date sono il 30/4 al Rock Club a gorizia, il 28/5 a Brescia alla Nave di Harlock e il 29/5 a Torino allo United Club, e invito tutti a venire a sentire quello che avete letto in questa intervista.
Vi ringrazio per la bella intervista e spero di conoscervi di persona a uno dei nostri live, a presto...

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