A ridosso del Carnevale, il Thunder ritorna ad offrire una serata metallica, dopo mesi consegnati a tribute band dall’utilità incerta e a gruppetti dal sound leggero e inconsistente. La Thunder Metal Festival mette in campo due pezzi grossi del metal italiano, affiancati da un tributo ai Nightwish e ai promettenti Vanity Of Death.
Vanity Of Death che aprono le danze in linea con la tabella di marcia, alle 22.20. Hanno a disposizione poco meno di mezz’ora ma mettono in campo un suono personale ed accattivante, che sfugge a facili definizioni. Cantato growl, ritmiche mediamente veloci ma soprattutto un gusto chitarristico diviso tra sferzate energiche, con chitarre molto grattate, e melodie ipnotiche, darkeggianti, dove fanno bella mostra di sé note tesissime che fanno da contrasto alla violenza degli altri strumenti. Traspare un feeling ora industrial, ora più doomy, ma i punti di riferimento non sono facili da carpire. Il tutto è ottenuto con un uso dell’effettistica ben calibrato e fantasioso ad opera del robusto chitarrista Blood, vera marcia in più del quintetto piemontese. A parte il cantante, il resto della band sta un po’ sulle sue a livello di partecipazione emotiva, ma l’assoluta concentrazione sui propri strumenti e l’apparente distacco contribuiscono a dare una singolare atmosfera al loro show.
Il registro sonoro cambia totalmente con i
Silent Lagoon, che ripropongono in maniera fedele e credibile alcuni dei cavalli di battaglia dei Nightwish, di cui vengono omaggiati i classici dell’era Tarja ed un solo pezzo dall’ultimo disco, Amaranth. Punto forte del gruppo, che ha catalizzato inevitabilmente tutti gli occhi maschili, la splendida vocalist Elena Tironi, bionda mozzafiato e ottima emulatrice delle tonalità liriche della Turunen, con cui non sfigura nel confronto.
Ma è ora che malvagità, oscurità e la violenza più estrema facciano il loro corso, è l’ora dei
Necrodeath, Signori nell’arte di infondere un’anima nera e maledetta nella furia incontrollata del metal estremo.
Ad introdurre il macabro rituale l’opener di Draculea, V.T.1431, usata come intro per l’ascesa al palco dei quattro musicisti. Le sinistre ed ammalianti note del brano vengono spezzate dal riff cadenzato di Draculea, uno dei brani più ammalianti dell’ultimo album, che sfocia direttamente nella veloce
Hate And Scorn, seguita dalla più variegata
Forever Slaves. Flegias ha qualche problema col microfono, il quale si rifiuta di far uscire il suo tagliente screaming come dovrebbe, ma l’impatto complessivo non ne risulta danneggiato, dato che i liguri viaggiano precisi e assassini come se nulla fosse ed anche il singer, dopo le noie iniziali, dà il suo fiero contributo. Viene proposta una versione da urlo di
Fragments Of Insanity, The Creature scatena l’unico momento di pogo della serata con la sua furia primordiale, le prime file sono in estasi e in preda ad un headbanging incessante. Dopo ogni pezzo la band da le spalle al pubblico, lascia leggermente calare la tensione, quindi riattacca con ancor maggior foga e trasporto. Arriva
Red As Blood, da
Black As Pitch, la malatissima
Process Of Violation, Master Of Morphine, da
100% Hell, At The Roots Of Evil, tutte assolutamente superbe e pennellate alla grande dal nuovo acquisto Maxx alla chitarra, assolutamente all’altezza dei predecessori in quel ruolo. Da
Draculea, oltre alla title-track e alla riedizione di
Fragments Of Insanity, vengono suonate
Party In Tirqoviste e
Smell Of Blood, che guadagnano ulteriori punti rispetto alle versioni in studio. Highlight assoluto, in una carneficina di rara intensità, l’inno del gruppo, quella
Mater Tenebrarum che da più di 20 anni scortica cuori e orecchie dei metalhead, stasera portatrice di un impatto quasi sovrannaturale, anche in rapporto al resto della tracklist.
L’adrenalina satura ancora l’aria a fine show, tale e tanta è stata la furia che ha squassato il Thunder Road, devastato da una performance bestiale che ha messo a dura prova la cervicale dei fans più esagitati.
I
Vision Divine del buon Michele Luppi riportano alla melodia e a sonorità più distese allo scoccare dell’una, quando molti ragazzi sono giunti nelle prime file per la band da loro più attesa. Il vocalist emiliano è in ottima forma e guida impeccabilmente i suoi soci, gigioneggia un po’ troppo tra una song e l’altra, risultando a volte un po’ stucchevole, almeno per chi non è fan sfegatato del gruppo, dato che gli aficionados dei Vision Divine sembrano gradire parecchio il fare cabarettistico di Michele. Chi scrive non rientra evidentemente tra questi, ma nonostante non sia particolarmente amante di queste sonorità, riconosco che in sede live il gruppo ci sa fare, dal lato tecnico difficile riscontrare sbavature, non ci sono momenti di stanca e soprattutto c’è un Luppi che dà la marcia in più, dato che le sue corde vocali sono sicuramente la peculiarità che meglio risalta nei pezzi proposti.
Chi è venuto per loro, insomma, non è rimasto di certo deluso, ha sicuramente potuto godere di un concerto all’altezza del blasone del gruppo.
Non resta che ringraziare
Trevor e la
Nadir Rock Agency per aver allestito una grande serata, sperando che il Thunder ne offra parecchie altra nel corso dell’annata.
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