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Living Colour

Hiroshima Mon Amour, TO-Flog, FI   -  18/11/2009


A cura di Matteo Giangrassi

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Dopo aver letteralmente consumato l’ultimo stupendo The chair in the doorway , decido di svuotare il mio portafoglio e recarmi a ben due date dell’ultimo tour dei Living Colour , rispettivamente nelle città di Torino e Firenze. Ringraziamo per la disponibilità la Estragon Booking con la quale ci complimentiamo anche per l’azzeccata scelta delle location delle esibizioni.

TORINO 18/11/09 – Hiroshima mon amour

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Arriviamo in quel dell’ Hiroshima Mon Amour quando sono circa le 21.30, e poco dopo si presentano sul palco gli astigiani Warnipples. Il quartetto, dal look decisamente glamour e anni ’80 ci propone uno street rock tinteggiato di glam ma anche di heavy metal, irriverente e divertente al punto giusto. Se da una parte non sono proprio la fantasia e la personalità ad albergare nel sound della band, il quartetto dimostra di saper tenere il palco dimostrando tiro e carisma discreti. La voce del singer Andy Nipple non è malaccio a livello di estensione ma pecca parecchio in profondità ed espressività, doti invece di cui è ricca la chitarra di Manguss , vero trascinatore della musica dei Warnipples. Purtroppo causa problemi di settaggio suoni non è pervenuto il basso.

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Un buon antipasto, ma l’Hiroshima stasera è in attesa di ben altro, e lo dimostra riempiendosi sempre di più a ridosso del palco, fino a risultare praticamente gremito prima che il quartetto di New York City si materializzi sul palco, rilassato e sorridente, sulle note di WTFF . Un saluto a tutto il pubblico, il tempo di sgranchirsi con gli strumenti in mano ed ecco che si attacca con l’immancabile Middle Man . Tanto per cambiare, la band risulta in palla fin da subito! Ad accompagnare lo show della band un grande, colorato e psichedelico schermo, che viene proiettato dietro al palco e contribuisce a dare quel pizzico di magia in più allo show dei nostri. Show che non tarda a decollare con il trittico Desperate people, Funny vibe, Go Away che manda il sottoscritto letteralmente in brodo di giuggiole. I suoni sono perfetti e permettono di cogliere ogni sfumatura e ogni particolare arrangiamento, per la maggior parte ad opera di Doug Wimbish che utilizza il suo basso come non ho mai visto fare da nessun altro al mondo, uno stile unico, che si avvale, oltre di una grande tecnica strumentale, di una miriade di effetti elettronici tutti mirati a valorizzare al massimo le canzoni. È tempo di far sentire qualcosa di nuovo al pubblico di Torino, ecco quindi che un Vernon Reid in forma sfavillante annuncia The Chair , seguita a ruota dalle tinte stoner/doom di Decadence e dalla funkeggiante Young Man , letteralmente ampliata rispetto all’originale con un intro ed un outro di pura disco music nel quale il trittico Wimbish, Reid, Calhoun si diverte a farne di ogni con synth ed effetti. Come se non bastasse ad intervallare tutto, viene inaspettatamente (ma in maniera che più naturale non si può) inserita Release the pressure , presente sulla compilation Pride . Da togliere il fiato! Inoltre le canzoni del nuovo The chair in the doorway , proposte dal vivo godono una spinta decisamente maggiore rispetto alle versioni su disco, dove pagano spesso una chitarra troppo chiusa. Si rispolvera la bellissima e toccante Flying , nella quale un Vernon Reid forse più pulito che mai ci mostra un saggio della sua bravura in uno dei suoi funambolici assoli al fulmicotone in cui la mano destra sparisce letteralmente agli occhi della folla. Un’altra botta adrenalinica arriva con Auslander e poi il palco viene lasciato alla maestria con bacchette e tamburi del gigantesco Will Calhoun , che quest’anno ha ben pensato di portarsi appresso delle bacchette con tanto di led colorati alle estremità di esse, per cercare di farci intuire meglio i passaggi del suo strepitoso assolo…ovviamente però capirci qualcosa risulta quasi impossibile! Arriva il turno del mitico Doug che sulle note di Be , oltre a sbizzarrirsi con la sua miriade di effetti, ci regala il “solito” assolo hendrixiano con tanto di denti. Arricchita anche la nuova e a tratti quasi commovente Behind the sun dopodiché, sorpresa, viene proposta la cover di Papa was a rolling stone dei Temptations seguita dalla storica Glamour Boys , cantata all’unisono da tutta la folla in un clima di unione quasi surreale. Ancora cover e spazio al disco nuovo con la versione made in Living Colour di Bless Those di Little Annie , che la band porta dal vivo già da qualche anno trasformata in un funkie/blues di alta scuola con un pesantissimo refrain chitarristico nel ritornello letteralmente irresistibile, fra tutti il brano che il versione live guadagna più impatto. Spazio anche per Out of my mind , seguita da un altro classicone del gruppo: Elvis is dead , in cui Corey Glover e Vernon Reid scherzano col pubblico fino a introdurre in mezzo al brano la mitica Hound Dog del Re di Memphis . Presi dal virus della cover ecco anche un’insolita In Bloom dei Nirvana , che cantata dalla calda e sognante voce di Corey assume tutta un’altra dimensione. Siamo aihmè (ma forse abbiam già superato le due ore di musica senza interruzioni) quasi alla fine, è tempo di Type , eseguita a velocità elevatissime, Time’s up scatena il putiferio tra le prime file dopodiché la band ringrazia e si ritira per ritornare dopo pochi secondi a chiudere un concerto letteralmente fantastico con Cult of Personality che rischia di far tremare le fondamenta dell’Hiroshima Mon Amour.

FIRENZE 21/11/09 – Flog

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Nella data di Firenze poco cambia a livello di qualità o intensità della performance dei Living Colour , sempre e solo ai massimi livelli, anche qui il locale si dimostra caldo e adatto al tipo di concerto. Un’unica pecca, non da poco; per la prima metà dello show il volume del basso non è adeguatamente alto e non permette di cogliere tutte le sfumature che Doug Wimbish regala a ogni brano. Pecca che fortunatamente verrà risolta dopo il suo mirabolante assolo, stasera addirittura in mezzo a una folla. Direte voi e la scaletta? È la stessa o subisce qualche piccola variazione? Rispondo io, la scaletta è completamente stravolta, nel posizionamento dei brani ma anche nelle canzoni stesse! Tutti quei chilometri non sono stati vani, oggi i Living ci regalano perle che portano il nome di Postman, Ignorance is bliss, Which way to America, Love rears it’s ugly head, Burning bridges e Should I stay or should I go dei Clash , posta a chiusura di un altro fantastico concerto; alla faccia di quei gruppi (tantissimi) che propongono una scaletta unica praticamente per tutto il tour.

Non importa quanta gente abbiano davanti o dove siano, i Living Colour a suonare si divertono come dei pazzi, lo comunicano, particolarizzano in un modo diverso quasi ogni brano ogni volta che lo ripropongono, improvvisano, si scambiano gesti di stima e rispetto; questo li porta ad emanare un aurea quasi magica e surreale che forse mai ho percepito ad un concerto, e per questo nella dimensione live, a mio avviso, non hanno paragoni. Inoltre a cinque minuti di distanza dalla fine dei rispettivi show la band si è immediatamente materializzata a rilasciare autografi, semplici strette di mano, o concedersi quattro chiacchiere con tutti, senza ignorare nessuno, dimostrando un rispetto per il proprio pubblico che in pochissimi gruppi della loro fama si riscontra. Chiudo con un aneddoto: nella data di Firenze Vernon Reid si è presentato sul palco con la maglia dei Warnipples , gruppo di apertura nello show di Torino.

Rispetto infinito!

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