Peter HammillTeatro Rosmini, Borgomanero (NO) - 06/12/2009
A cura di Valerio Ferrari
Capita molte volte nella vita di assistere a eventi o concerti senza avere la piena conoscenza dell’intera discografia dell’artista…questo è un ‘problema’, specie per chi vuole poi mettere su carta (e nella maniera più professionale possibile) quanto successo nella serata. E con un artista del calibro di Peter Hammill, la conoscenza piena dell’intera mastodontica discografia è un onore concesso a pochi prescelti…da parte mia, comunque, riconosco che la cosa è stata ancor più difficile in quanto il leader dei Van Der Graaf Generator si presenta in veste solista in tutti i sensi; solo sul palco, con un pianoforte a coda e una chitarra acustica come compagne d’avventura…il che rende tutto più mistico e di maggior difficoltà concettuale. Ma questo è l’artista, in fondo.
Niente artisti spalla, ne turnisti, ne spettacoli di luce…niente distorsioni o parti di mellotron come la sua passata carriera ci ha ben mostrato…niente palazzetti stracolmi…la scelta è stata il timido Teatro Rosmini di Borgomanero, città del nord novarese, che comunque è riuscito ad accogliere un buon numero di persone, tra appassionati e curiosi, che a mr. Hammill devono qualcosa nell’arco della propria esistenza (io stesso compreso).
Alle 21:20, timidamente e mestamente, uno dei più grandi innovatori del progressive rock (sarebbe meglio dire ‘uno dei progenitori’) sale sul palco…si capisce subito che sarà un live che rimarrà nel cuore di chi ha avuto il coraggio di accorrere ad ascoltarlo. Magrissimo e con i capelli bianchi (sembra un normalissimo nonno), vestito di scuro e sempre con un leggero sorriso, Peter Hammill si siede al pianoforte e inizia la performance, immergendosi in un proprio mondo dal quale ne uscirà solo dopo 95 minuti. La classe è immutata, con le variazioni di intensità che assopiscono o risvegliano i tasti del pianoforte, e la voce è come un tempo, come quarant’anni or sono all’uscita di quel gioiello targato VDGG che porta il nome di “The Aerosol Grey Machine”…chi si aspettava qualcosa del repertorio del mitico gruppo londinese rimarrà a bocca asciutta; alternandosi tra piano e chitarra acustica, il singer biancocrinito ci regala gli attimi più belli della propria carriera solista…brani da dischi che hanno ormai più di trenta autunni alle spalle si alternano agli estratti dell’ultimo platter uscito da quasi un anno “Thin Air”. Il rock progressivo e elettronico dell’artista inglese non perde un colpo anche in versione ‘unplugged’, dato che le dinamiche (specie vocali) donano forza e tiro, riarrangiando le composizioni alle quali viene donata una certa ‘scarnatura’. Si passa da una “The Mercy” ad una “Undone”, attraversando una ruvida “The Lie”, swingando maggiormente con “The Top Of The World Club” (uno dei momenti da brividi della serata) e allietando l’audience con la struggente “A Way Out”…come unico bis il buon Peter va a ripescare addirittura dalla sua prima uscita solista del 1971, regalandoci la superba “Vision” che chiude il concerto e regala all’artista qualche minuto di applauso sentito.
Che dire di più? Non lo so…è difficile per me fare il report di un evento così particolare, così fuori dal rock tanto da essere rock al 100%...Segnalo solo che dopo 5 minuti dalla fine e nonostante la sera successiva la tournee lo portasse a Roma, mr. Hammill s’è intrattenuto con il pubblico rimasto per fotografie di rito e autografi, il che (ma a breve potrete riscontrarlo leggendo l’intervista che ha concesso a Heavyworlds.com) fa trasparire maggiormente l’umiltà di un uomo che, mai come in questo tour, ha deciso di mettersi a nudo e di togliere i vestiti alla propria musica.
Complimenti anche a Ver1 Musica che si sta dando enormemente da fare per portare in certe zone poco canoniche artisti del prog-rock di calibro elevato (vedesi Fish e Le Orme a settembre)…dal canto nostro saremo sempre disponibili per promuovere e pubblicizzare gli eventi che organizzeranno.
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