La settima volta…la settima volta che mi trovo davanti agli occhi una delle band che più adoro sulla faccia del pianeta; non lo dico per tirarmela davanti al pubblico più giovane, ma prima di accedere al locale, il mitico Alcatrazz, ripenso con un velo di tristezza a tutte le altre date in cui ho assisitito allo show della band finlandese. Dal tour di spalla ai Rage nel 1996, passando per le tournee di “Visions”, “Destiny”, “Infinite”, “Elements” e ultima la data in compagnia di Hammerfall e Shackra nel 2005. Le cose sono senz’altro cambiate in questo lasso di tempo…
Gli Stratovarius hanno riempito palazzetti (memorabile la data al Palalido meneghino del 2000 assieme a Rhapsody e a Sonata Arctica), hanno venduto migliaia di copie di dischi, tournee monumentali e partecipazioni a numerosi festival…eppure eccoli qui, in un ridimensionato Alcatrazz (suoneranno sul palco piccolo), davanti a nemmeno un migliaio di fans che, comunque faranno sentire il loro immutato affetto per Kotipelto e soci…anche se l’attesa più spasmodica è rivolta verso il sostituto dell’ex mastermind Timo Tolkki, il buon Matias Kupiainen che (e lo potrete vedere a breve nell’intervista) sa di avere sulle spalle un compito tutt’altro che facile…ma andiamo con ordine.

Giovani, felici, sorridenti, incandescenti e bravi…in cinque aggettivi ho già liquidato lo show del primo gruppo di supporto!
Sono finlandesi e a ridosso dei vent’anni, consci dell’opportunità in tasca di promuovere il loro miscuglio power\death sulle scie dei Children Of Bodom, ma dotati di un carisma e di una forza davvero invidiabile.
Due dischi al loro seguito, anche se l’ultimo genito viene preferito per la scaletta odierna…non si prendono sul serio, a fine concerto si fermano tra il pubblico a firmare autografi e a far fotografie, quasi fossero al pub davanti agli amici.
I Tracedawn mi ricordano i Sonata Arctica dieci primavere fa, spero per loro che il music businness possa sorridergli allo stesso modo.

Cambio palco velocissimo ed ecco sullo stage una realtà che nel corso degli anni si sta relegando un ruolo sempre crescente.
Il quintetto made in Germany è giunto lo scorso anno alla fatica numero cinque, con l’uscita di “Fireangel”, album che riassume tutto il percorso creativo della band, fornendo un sound tra heavy metal, power metal e qualche remembrance di matrice thrash.
Sul palco sono scafati e si vede, visti i numerosi tour fatti nel corso degli anni.
La performance è efficace ed energica, sottolineata da suoni decenti, una compattezza sonora davvero precisa e un certo gusto nel rapportarsi con il pubblico. A pezzi nuovi si alternano qualche pezzo storico, come “In The Darkness” e “Evil Empires”, facendo saltare e divertire il discreto numero di fans presenti. Come regalo, essendo per loro l’ultima data del tour, i nostri richiamano sul palco i Tracedawn e chiudono con un’infiammata versione di “Paranoid” dei Black Sabbath, condita da assoli da entrambe le bands.
I Mystic Prophecy lasciano il palco tra gli applausi dei presenti. Show breve ma intenso…

La tensione sale mentre la crew della main band finisce di sistemare la strumentazione.
Un palco piuttosto insolito per gli Stratovarius rispetto alle passate tournee, solo con logo sullo sfondo e qualche luce a creare le atmosfere.
La partenza alle 21:05 in punto è data da niente meno che “Destiny”, storica song di quasi dieci minuti di durata che scuote l’audience nei suoi passaggi tra speed, epic e atmosphere. Kotipelto è in formissima, così come i due ‘vecchi’ Jens Johansson alle tastiere e Jorg Micheal alla batteria, mentre le due new entry Lauri Porra e Matias Kupiainen dimostrano di essere degni sostituti del duo storico Kainulainen\Tolkki.
La scaletta prosegue tra brani storici come “Hunting High And Low”, “Speed Of Light” e “Kiss Of Judas” (durante il quale un ragazzino svenuto viene portato fuori dalla calca) e bisogna aspettare metà scaletta per assaggiare qualcosa dall’ultima fatica, “Polaris”, dalla quale vengono estratte la potente “Deep Unknown”, la malinconica “Winter Skies” (aperta da un solo di basso\tastiera incentrato su Bach) e la veloce “Forever Is Today” anticipata dal solo guitar\bass che ha raccolto in se anche la parte iniziale di “Holy Ligh”, strumentale direttamente da quel capolavoro chiamato “Visions”.
La band, come sempre, adora giocare con il pubblico e specie Jens Johansson mette in mostra la sua innata classe di showman, tra jingles e musichette. Inaspettate ma altrettanto applaudite l’accoppiata “A Million Light Years Away” e “Phoenix” da “Infinite”, mentre per chiudere lo show la band propone il singolo più fortunato della loro carriera, l’hardrockiana “Paradise” (cantata a squarciagola da chiunque fosse presente nell’Alcatrazz), la datata ma sempre bellissima “Twilight Symphony” da “Fourth Dimension” (Kupiainen emozionante nel finale) e la conclusiva “Eagleheart”, unico estratto dal tanto sottovalutato “Elements pt.1”.
Gli Stratovarius escono salutando e sorridendo, ma solo per pochi minuti; acclamati a gran voce, Kupiainen, Kotipelto e Johansson rientrano e regalano al pubblico un’atmosferica e sognante “Forever” (stupendo sentire la voce del buon Timo subbissata dal coro del pubblico), alla quale vengono aggiunti gli inni “Father Time” e “Black Diamond” che mettono la parola fine allo show.
Gli Strato si fermano per ben cinque minuti a ricevere applausi e a giocare con il pubblico, ricordando che il concerto è stato registrato per un probabile futuro live album.
Lasciamo gli Stratovarius alle docce, mentre la calca inizia a uscire e a armarsi di pazienza per aspettare il quintetto finlandese fuori al freddo per autografi e foto.
Un concerto che segna l’inizio di una nuova era. Tolkki è stato e rimane inimitabile, sia nello stile che nell’esecuzione, ma bisogna dare atto al buon Matias di aver trovato il giusto connubio per non snaturare il vecchio materiale e per ‘metterci del suo’…aspettando le prossime news da parte della band, per intanto godiamoci il ricordo di una data all’insegna del metal che per anni ha infiammato l’Europa e non solo.
SCALETTA STRATOVARIUS
• Destiny
• Hunting High And Low
• Speed Of Light
• The Kiss Of Judas
• Deep Unknown
• A Million Light Years Away
• Johansson\Porra solo
• Winter Skies
• Phoenix
• Kupiainen\Porra solo
• Forever Is Today
• Paradise
• Twilight Symphony
• Eagleheart
• Forever
• Father Time
• Black Diamond