A cura di Miriam Cadoni
Definire i Rott solamente metal è riduttivo, nelle loro canzoni sono presenti molte influenze come il pop rock da classifica, sonorità che si avvicinano al doom e il grunge tipico dei Nirvana.
La registrazione degli strumenti, in tutte le songs, è volutamente grezza e più alta della voce, dal canto suo, le melodie vocali risultano “estranee”, distorte, lontane, estemporanee a tutto e sono molto effettate con echi e riverberi. “Look around” e “Just Like You”, esattamente la prima e la penultima song di questo debut risultano le canzoni più immediate dell’album per il loro ritornello e la loro strofa martellante.
Hanno un non so che di cranberriano (non vi ricordano “Zombie”?).
La seconda canzone dell’album è “Afterlife” che fu pubblicata nell’ aprile 2007 come singolo di apertura: magnetica con i suoi continui cambi di ritmo e le urla alle parole will be, the longbrown hair, in the afterlife, oscure come un giorno mai nato.
“Mysteries (Angels)”: con la sua melodia rallentata, quasi doom ci si sente soffocati come in una stanza al buio. Alle fine tutto il buio scompare con un tuono fragoroso e compare, all’ improvviso da una finestrella della stanza, timidamente qualche raggio di sole. Un inizio lento e all’improvviso, come qualcosa di inaspettato, giungere, dopo ogni ritornello, un assolo di batteria e chitarrra alla Metallica ed ecco a voi la canzone più strana e particolare dell’ album: “Eternal”.
“Clearly Blind” assomiglia tanto a “Celebrity Skin” delle Hole (NdR L’ex gruppo americano di Courtney Love, la vedova di Kurt Cobain). “Brightest Star” e “Drowing” sono le uniche songs dell’album che non mi convincono, ripetitive e senza nessun colpo di scena.
Ecco il lato dolce e pacato dei Rott rappresentato da “Tortured Souls”, la voce di Molly si trasforma, è irriconoscibile rispetto alle altre canzoni, la voce non è effettata, è come direbbero molti “al naturale”.
E qui viene fuori la carica e il carattere della voce di Molly.
“Crying Inside” è una canzone orrofica, con le sue conturbanti note di basso e organo iniziali. Se questa song l’avesse scritta Claudio Simonetti sicuramente sarebbe entrata a far parte di qualche colonna sonora per qualche film di Dario Argento.
Con “Out of Time”, la titletrack, si ritorna alle atmosfere di “Afterlife”, contornato da un ritornello “scoordinato”, fuori tempo (per parafrasare il titolo dell’album), impercettibile.
In sostanza l’esordio del gruppo americano è ottimo.
Unica pecca: il packaging della versione digipack europea è priva di booklet e conseguentemente di foto.
Consigliato a chi piacciono le sperimentazioni nel metal.
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