A cura di Giovanni Mascherpa
E allora diciamolo, diciamolo a gran voce: il rock’n’roll sculettante degli eighties, carico di vizio, cori irresistibili, attitudine al divertimento senza freni, sta tornando, e sventola orgoglioso la bandiera tricolore. Nel giro di una settimana, o giù di lì, mi trovo a recensire un altro gruppo inquadrabile nello sleazy/glam rock; dopo i bolognesi Johnny Burning, ecco i pugliesi Cream Pie, nati nel 2005 e da allora lanciatissimi nel promuovere in lungo e in largo il proprio verbo.
Dirty Job, il loro primo lavoro, dal titolo quanto mai malizioso, è un’autoproduzione che ha già portato i rockers pugliesi a intraprendere un tour negli Stati Uniti, tra Alabama, Mississippi e Tennessee. E’ evidente che la voglia di buttarsi nella mischia e di mettersi in gioco non manca a questi ragazzi, e il dover far tutto da soli ne esalta lo spirito combattivo, il fermo desiderio di emergere e di farsi notare da un vasto pubblico.
I Cream Pie pescano a piene mani nell’immaginario sleazy/glam ottantiano, ma non si fanno problemi a ispessire le loro note con un smaccato piglio hard rock, che spesso fa la differenza e rende più avvincenti le loro canzoni.
Esse rimangono costantemente in bilico tra andamenti ammiccanti e riff potenti, dove i frangenti più entusiasmanti si trovano proprio quando la band pesta più decisa.
Molte le hit in questo lavoro, a cominciare dall’accoppiata iniziale Leave It In Coma-Long Leader, dove i ritmi si fanno spesso incandescenti e la batteria accelera senza freni, mentre non può che esaltare fin dal primo ascolto il reiterato ritornello di Tokyo Nights; atmosfere da party scatenato, condite dal coro più trascinate della release, si hanno appena dopo in Electric Blue, probabilmente il pezzo simbolo di Dirty Job.
Difficile non rimanere soggiogati da Face To Face, scanzonata e splendidamente ammiccante, oppure da So bad, e prestate attenzione pure al lavoro della sezione ritmica, nient’affatto in secondo piano, oppure alle chitarre soliste, varie e misurate nei loro interventi.
Un leggero freno alle potenzialità del lavoro lo arreca la produzione, abbastanza casereccia, però basta alzare a volumi adeguati per godersi senza problemi questo coktail di songs catchy, sporche il giusto e curate nei particolari.
Dopo il cambio di cantante e l’ingresso di un nuovo chitarrista, i Cream Pie sono già in fase di composizione per un nuovo album e stanno pianificando un altro tour americano per la primavera del prossimo anno. Intanto scoprite questa nuova realtà della scena rock tricolore, mettete al massimo Dirty Job e lasciatevi andare sui suoi lascivi chorus.
“Electric Blue, Electric Blue, She Never Stops, She Wanna Shock”
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