A cura di Eleonora Muzzi
Mettiamo due cose in chiaro in dall'inizio. Uno: non parlo tedesco. Non lo leggo nemmeno. In Germania morirei di fame se non esistesse l'inglese, quindi non so minimamente di cosa tratta questo album a livello testuale. Mi baso quindi solo ed esclusivamente sull'impatto musicale del disco. Due: considero questa band di ragazzi poco più grandi di me una delle band che potrebbe traghettare il concetto di symphonic metal verso nuovi e grandiosi lidi. Potrei quindi suonare un po' di parte.
Messo questo in chiaro, veniamo al dunque. Rekreatur viene alla luce esattamente due anni dopo il precedente disco, Sagas, disco del grande botto di questi giovani universitari. Anche qui i canonici trademark degli Equilibrium ci sono tutti quanti: aggressività, melodia e una sezione di tastiere e campionamenti che farebbe impallidire John Williams (per chi non lo sapesse Williams è l'autore del 90% delle musiche dei film di Spielberg e Lucas. Guerre Stellari e Indiana Jones tra i più famosi). La differenza principale tra i due album sta nel fatto che questo è un po' più guitar oriented, di fatti qualche assolo lanciato alla massima velocità fa capolino in mezzo a cotanta maestosità di tastiere e sample. A volte le orchestrazioni sembrano quasi prendere il sopravvento sulle chitarre, mentre qua e là spunta, quasi in sordina, la voce femminile di una vocalist rimasta purtroppo ignota.
Epiche battaglie e personaggi mitologici ci sguazzano in questo brodo primordiale di voci gorgoglianti che si alternano a voci femminili e di tastiere che inseguono una melodia e l'altra, il tutto sovrapposto e giustapposto nel modo che, perdonate l'azzordo, io descriverei quasi wagneriano per la pomposità in cui si presenta all'ascoltatore. L'impatto devastante è assicurato sia in positivo che in negativo, perchè non pensiate che per quanto io sia una fan di questa band non abbia trovato qualche difetto a questo ben confezionato Rekreatur, statene certi.
In primissima istanza, la totale o quasi mancanza sul sito ufficiale di una traduzione dei testi. Lo so sono maniacale, ma per me il testo è parte integrante di una canzone. E non potermi godere appieno questo aspetto di album del genere mi da fastidio. In secondo luogo, beh, si discosta sì dal precedente, ma non così tanto, al punto che a sentirli in fila potrebbero sembrare tranquillamente lo stesso album diviso in due dischi. In terzo luogo, due anni fa ero stata presa letteralmente impreparata alla magnificenza di Mana, l'epica ed eterna strumentale che chiudeva l'album. Giocare a Sacred (videogame hack&slash di qualche annetto fa molto fantasy e non troppo distante dalle dinamiche di un disco dei Nostri) ascoltando Sagas aveva il suo perchè, soprattutto quando finalmente giungevi alla chilometrica suite succitata e scatenavi la potenza del tuo PG. A due anni di distanza è cambiato il videogame (sì, ascolto gli album da recensire mentre gioco, problemi? Sono una nerd, che ci devo fare?) e purtroppo sono cambiate anche le sensazioni. Kurzes Epos non replica l'esplosività di una traccia così entusiasmante come la sorella maggiore. Bella per carità, ma assolutamente due o tre gradini sotto. Un album veramente molto bello, ma che non ha replicato il miracolo di avermi completamente divelta dalla realtà come la scorsa volta. La mancanza delle melodie al flauto di Pan, o il loro ridimensionamento, si sentono in negativo purtroppo.
Tiriamo le somme. Ottimo disco, non fosse per un unica pecca Wenn Erdreich Bricht che è un po' sottotono rispetto al resto. Aspetto di vedere come si comportano questi tedesconi sul palco, tra un paio di settimane li vedrò in azione e vi saprò dire. Buon ascolto!
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