A cura di Enrico Mascherpa
Prima o poi la voglia di sperimentare, di spingersi oltre esplorando territori sconosciuti salta fuori. Il desiderio di inserire elementi completamente inediti nella propria musica diventa spesso una necessità per i musicisti, che sentono il bisogno di assecondare il proprio spirito artistico in continua evoluzione. Adesso, dopo 25 anni di onorata carriera, anche i Necrodeath decidono di compiere il grande passo. Lo fanno registrando un concept attorno alla leggendaria figura di Vlad “l’Imperatore” passato alla storia con il nome di Dracula.
Il disco si articola su nove tracce con la prima e l’ultima a ricoprire più un ruolo di intro ed outro che di canzone vera e propria, e già qui arrivano le prime perplessità dovute all’eccessiva lunghezza dei pezzi in questione che tendono a far calare da subito l’attenzione dell’ascoltatore. Per fortuna con “Smell of Blood” si cambia registro e i genovesi iniziano a pestare duro sull’acceleratore sprigionando tutta la loro carica, a cavallo tra black e thrash: diretta e letale. “Party In Tirqoviste” presenta le prime novità, ci si muove su un midtempo più meditato retto dai riff e dagli assoli di Maxx in cui Flegias assume quasi la parte di voce narrante. Pezzo convincente ma che impallidisce inevitabilmente di fronte alla successiva “Fragments of Insanity”, remake fedele della title-track di quella gemma di metal estremo che vide la luce nel lontano 1989, ed ora recentemente ristampato. Qui si sente tutta la genialità e la violenza primordiale del gruppo. “Draculea” attacca invece con un inquietante arpeggio per poi sfociare in un assalto sonoro dove, ancora una volta, sono gli assoli del chitarissista a dominare, affiancati dal velenoso screaming del singer. Altro salto all’indietro nel tempo con la cover di “Countess Bathory” dei Venom, pezzo micidiale che non ha bisogno di presentazioni e che qui viene riproposto con lo stesso spirito distruttivo con il quale fu creato. Si ritorna al presente con “The Golden Cup”, anche qui un intro atmosferico fa da preludio ad un roboante giro di batteria che porta la canzone su tempi più sostenuti, classicamente Necrodeath syle. Mentre con “Impaler Price” vengono fusi elementi nuovi e vecchi in un pezzo piuttosto complesso, ricco di variazioni e cambi di tempo.
Sicuramente questo nuovo Draculea è un lavoro coraggioso per un gruppo come i Necrodeath, ma che non convince appieno. Mancano, almeno a tratti, quell’incisività e il sound esplosivo che sono da sempre punti cardinali del loro trademark. Significativo è il già citato confronto tra una canzone datata come “Fragments of Insanity” e le altre presenti. Inoltre le parti più rallentate e ragionate tendono, alla lunga, ad annoiare senza donare spunti interessanti. Detto questo è giusto sottolineare le ottime prove dei singoli strumentisti: Peso sempre in primo piano con il suo drumming potente e variegato e Maxx efficace sia nelle ritmiche che nelle parti soliste.
Insomma ci troviamo di fronte ad un buon platter che però non possiede il potenziale assassino di un disco come Mater of all Evil .
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