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Martedì 30 Novembre 1999 02:00

DOOMSHINE BAND

Written by  Giovanni Mascherpa
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DOOMSHINE BAND

”The Piper At The Gates Of Doom”, il secondo disco dei tedeschi Doomshine, rappresenta un perfetto succedaneo delle opere di Candlemass e Solitude Aeturnus. Le tempistiche dilatate e l’alone di epos proveniente dalle tracce dell’album sono manna dal cielo per gli appassionati di doom e metal classico, i Doomshine sono tra i doomster più in evidenza nell’ala tradizionalista del movimento e la loro verve artistica merita di essere approfondita attraverso il fuoco di fila di domande a cui abbiamo sottoposto i membri del gruppo. Ecco cosa ci hanno detto.

Cosa avete fatto negli anni intercorsi tra il primo album e “The Piper At The Gates Of Doom”?

E’ dura sintetizzare quanto successo negli ultimi sei anni in poche frasi. Abbiamo vissuto le nostre vite e, per quel che riguarda i Doomshine, abbiamo combinato pressappoco quello che fa la maggior parte delle band: abbiamo scritto nuove song, registrato un album, suonato qualche show.

Quali sono i temi principali toccati nelle vostre lyrics?

Per il nuovo disco, ci siamo concentrati sulle relazioni tra l’umanità e il pianeta Terra. Più cerchi di andare a fondo di questo problema e più ti nascono nuove domande in testa. Non troverai mai una soluzione e ciò è frustrante. Quindi i testi di “The Piper At The Gates Of Doom” parlano essenzialmente di natura, religione e dello strano comportamento dell’umanità stessa.

Perché per il titolo dell’album avete ripreso, quasi per intero, quello di un vecchio disco dei Pink Floyd?

Sin da quando ho ascolato “The Piper At The Gates Of Dawn” sono stato catturato da quel titolo. Di certo è un disco grandioso, con perle assolute come “Astronomy Domine”, una delle migliori canzoni di sempre. So che i Pink Floyd presero in prestito quel titolo da un capitolo di un libro per bambini chiamato “Il Vento Tra I Salici”. Lì i personaggi fanno una specie di esperienza religiosa, allorché uno di loro dice le seguenti parole: “Questo è il posto della canzone del mio sogno, laddove la musica suonava per me, sussurrava il Ratto, come in trance. Qui, in questo sacro luogo, da qualche parte, sicuramente troveremo Lui!”. Siccome noi diamo risposte molto dure alle domande religiose nelle nostre lyrics, abbiamo cinicamente sostituito la parola “dawn” (alba) con “doom” (rovina) per creare un clima crepuscolare. Abbiamo cercato di mostrare che ora, 43 anni dopo quel disco, il mondo è diventato un posto molto più cupo.

Quando avete cominciato a pensare al nuovo album? Quali erano le vostre idee riguardo al disco, cosa volevate ottenere da esso, per quel che concerne il sound e il tipo di canzoni che volevate scrivere?

Non ci siamo mai fermati nel processo di scrittura dei brani. Appena finito di comporre il nostro debut “Thy Kingdoom Come” abbiamo iniziato a lavorare sulle nuove song. Le idee più vecchie risalgono al 2004, quindi non posso risponderti sulle idee che avevamo perché non le ricordo, ah ah ah. Credo che non avessimo alcun piano prestabilito o alcun progetto preciso su come avrebbero dovuto suonare i pezzi. Abbiamo solo cercato di essere i Doomshine, una band doom metal che suona heavy metal melodico.


imm



La vostra musica suona nella mia testa come un incrocio tra l’epic doom di Candlemass e Solitude Aeturnus e lo slow sound di Reverend Bizarre e Dawn Of Winter. Siete d’accordo con questa definizione?<

Anche se ritengo che noi non proponiamo un doom metal puro come quello di Reverend Bizarre e Dawn Of Winter non mi lamento di certo del paragone che hai fatto. Ci piacciono tutte le band che hai menzionato e non posso di certo negare i parallelismi che esistono tra la nostra musica e quella di Solitude Aeturnus e Candlemass.

Quali sono, secondo voi, le differenze tra questi act e i Doomshine?

Come ti ho detto, sarai d’accordo con me che i Reverend Bizarre e i Dawn Of Winter hanno un sound più vicino al doom in senso stretto, affine a quella che è la forma base del genere. Solitude Aeturnus e Candlemass sono i re del doom a tutto tondo, senza alcun dubbio.

Nel disco suonate una cover dei Mirror Of Deception, perché avete scelto questa band e non un gruppo più famoso?

Non è che stessimo cercando una song da coverizzare, a dire il vero. L’idea di rifare un pezzo dei Mirror Of Deception è nata nel 2005, quando loro stavano festeggiando il quindicesimo anno di attività. Siamo stati invitati a partecipare all’evento celebrativo di questo importante momento della loro carriera e a suonare una cover version di una loro canzone. Abbiamo scelto “Vanished” e ci è piaciuta molto come è venuta fuori, così tanto da metterla nel nuovo disco. E’ più che altro un regalo ai nostri amici Mirror Of Deception per il loro ventesimo anniversario, sono passati altri 5 anni da allora, ah ah ah!

Quando hai cominciato a sviluppare interesse per il doom? Quando eri un teenager, quali erano i gruppi che ti piacevano di più?

Il mio primo contatto col doom è stato 25 anni fa quando ho sentito una cassetta di mio padre intitolata “Special Black and Heavy”. Questa cassetta conteneva canzoni dal primo Black Sabbath e quindi anche la song “Black Sabbath”. Ancora oggi mi fa una certa impressione ascoltare il rumore della pioggia, il rintocco delle campane e i riff infernali di Tony Iommi. Poi, sul finire degli anni ’80, mi sono interessato ai Candlemass, dopo di loro sono arrivati i Trouble e i Solitude Aeturnus. Questi sono probabilmente i gruppi preferiti dai membri dei Doomshine. E non bisogna scordarsi di Pentagram, Saint Vitus, Count Raven, While Heaven Wept e Solstice.


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Al di fuori degli appassionati del doom, pensi ci sia qualcuno che possa apprezzare i Doomshine?

Non pensiamo mai a questioni del genere. Suoniamo musica che scaturisce direttamente dal nostro cuore, che ci piace ascoltare, che ci rappresenta appieno, e facciamo tutto ciò meglio che possiamo. Le band che suonano solo per vedersi apprezzate da qualcuno mentono a se stesse. E poi chi sarebbero i doomsters duri e puri? Quelli che ascoltano solo ed esclusivamente doom? Non conosco persone del genere.

Se dovessi descrivere in poche parole la vostra attività come Doomshine in questi anni, che aggettivi useresti?

Una cosa rara, onesta, un prodotto dell’amicizia.

C’è qualche side-project in cui siete impegnati e di cui vorreste parlarci?

No, ci piacerebbe parlarne ma, al momento, nessuno di noi è impegnato in alcun side-project.

Quali sono i vostri obiettivi futuri come band e individualmente?

Come band: riuscire a scrivere il terzo album. Come singoli musicisti: suonare e bere birra contemporaneamente, ah ah ah!

Giovanni Mascherpa