Heavyworlds

FIND US ON Facebook Twitter Flickr Youtube
x
 
 
 
 
 
 
You are here::
 
 
Martedì 30 Novembre 1999 02:00

DEFLORE - Band

Written by  Valerio Ferrari
Rate this item
(1 Vote)
DEFLORE - Band

Incontrare dei geni, molte volte serve…serve per avere una posizione differente su certi argomenti, serve per capire meglio il vero significato delle proprie opere e serve per avere una dolce lezione di umiltà. A questo penso rileggendo l’intervista in questione, dove di fronte a me trovo una delle migliori realtà italiane targate 2010, ovvero i Deflore…a voi il resoconto:

Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Heavyworlds.com…come procedono le cose?

Grazie! Sempre siamo indaffarati con nuovi “aggeggi” e nuovi “mostri musicali” da crescere ed accudire. Al momento siamo molto concentrati su una nuova uscita discografica (che non porta però il nome Deflore!) su cui preferiamo per ora rimanere sul vago, mentre per la fine dell’anno è probabile una uscita su vinile di materiale inedito, una vera chicca per appassionati!

Lo scorso anno avete pubblicato il vostro terzo full lenght “2 Degrees Of Separation”, vi va di presentarlo al pubblico di HW?

Ci piace considerare il nostro ultimo album come una sorta di ideale chiusura del nostro primo decennio di vita come band: in questo senso è l’anello di congiunzione, anche stilisticamente parlando, tra la nostra prima release “hUMAN indu[B]strial” , “Egodrive” e il futuro musicale che ci attende. Entrando più nel merito: “2 Degrees Of Separation” è composto da sole 6 tracce di durata medio lunga e con un bpm abbastanza lento, cadenzato e vagamente onirico , ad eccezione di una traccia particolare, “Electropause”, realizzata senza basso e chitarra con lo scopo di mostrare un aspetto della musica-Deflore che raramente emerge: la nostra passione per l’improvvisazione e l’elettronica “pura”. L’album è stato realizzato interamente in analogico ed è caratterizzato da un suono spesso e corposo e da soluzioni melodiche per certi versi inedite per chi ci segue dagli esordi.

Parlando di songwriting, quanto si discosta “2 Degrees…” dalla vostra precedente release “Egodrive”?

“2 Degrees Of Separarion” ha un mood decisamente meno “isterico” e più coeso rispetto alla furia compositiva che caratterizza “Egodrive”. In questa release abbiamo voluto enfatizzare sia l’utilizzo più consapevole dell’elettronica, sia l’aspetto melodico della nostra musica facendone un elemento immediatamente individuabile. Siamo inoltre tornati al nostro primo amore, cioè composizioni di una certa durata che hanno così tutto il tempo di avvolgere e coinvolgere anche chi non è di casa nel mondo Deflore: l’idea era realizzare musica fruibile su diversi livelli di ascolto, stratificata, ma adatta sia al neofita che a chi ci segue da anni. È in fondo la materializzazione di quello che da sempre ricerchiamo: la sfida di noi stessi e delle nostre capacità, tecniche e musicali, il costante spostamento in avanti del limite da superare.

Vi va di narrarci il processo di creazione di “2 Degrees…”, dalle prime idee sino al risultato finale? Magari il tutto condito con qualche aneddoto ‘particolare’?

Come per le nostre precedenti release anche la genesi di “2 Degrees Of Separation” ha richiesto più di un anno: i pezzi generalmente vengono composti, arrangiati, smembrati e riassemblati uno alla volta, il che può richiedere anche qualche mese per una singola traccia particolarmente “ostica”. Quando le song sono pronte scegliamo uno studio dove registrare e mixare: in questo caso volevamo realizzare tutto in analogico per fissare su supporto un suono che fosse quanto più fedele possibile a quello che noi “sentiamo” durante le prove e nei live, soprattutto per quello che riguarda la resa delle frequenze basse su cui abbiamo fondato il nostro suono. Durante questo lasso di tempo viene anche deciso e realizzato il concept grafico del disco, che in questo caso vuole rappresentare lo stato di compenetrazione, sempre più intenso, tra elemento umano ed elemento macchina che da sempre caratterizza la nostra produzione.

I titoli sempre piuttosto ‘metaforici’ continuano a contraddistinguere le vostre uscite…da dove prendete spunto per comporre i titoli?

Siamo una band strumentale e cerchiamo di trasmettere il nostro messaggio attraverso la musica, senza l’ausilio di parole o melodie vocali. Gli unici “messaggi” letterari che divulghiamo sono i titoli dei nostri brani, sicuramente particolari, ma ognuno con il suo senso e interpretabile a livello soggettivo, un pò come la nostra musica. Potremmo elencare il significato che ha per noi il titolo di ogni nostro brano, ma non faremmo altro che spengere la curiosità e la riflessione a posteriori che devono generare nell’ascoltatore dei Deflore. Per quanto riguarda i sample di voce utilizzati nei nostri brani, tutti o la maggior parte vengono estratti da film, o da registrazioni radiofoniche trasmesse su onde corte…Abbiamo l’abitudine di campionare tutto ciò che ci capita di vedere o ascoltare che scateni in noi interesse, poi ne inseriamo alcuni nei nostri brani perché adatti al mood del brano o descrittivi dell’ambiente sonoro che cerchiamo di riprodurre.



imm


A sostegno dell’attività promozionale avete realizzato il video di “La Guerra Degli Orsi”…come mai la scelta è ricaduta proprio su questa song?

Il video de “La Guerra Degli Orsi” è stato realizzato grazie alla volontà di collaboratori molto validi e motivati, che hanno prodotto e realizzato un video di altissima qualità! La scelta è ricaduta su questo brano per semplici ragioni tecniche…. poiché era il più “breve” (anche se 6:30 non è una breve durata) del nuovo album.

State pianificando qualche tour, in Italia o estero?

Al momento non abbiamo tour in vista, ma solo qualche data (Roma – Pescara); comunque ci stiamo muovendo per organizzare qualche altro live durante questa primavera.

Facciamo un passo indietro…vi va di raccontarci la storia dei Deflore partendo dagli albori sino ad arrivare ad oggi?

Il nostro è un progetto e una sfida musicale che ha da poco festeggiato i dieci anni di attività. Il tutto è iniziato dalla semplice voglia di due amici di unire le rispettive, e profondamente diverse, esperienze musicali: il risultato è stato fin da subito molto promettente e soddisfacente per entrambi fino a diventare quel che è oggi. Tutti i numerosi riconoscimenti che negli anni abbiamo ricevuto hanno confermato lo “spessore” di quanto fin qui abbiamo realizzato! L’incontro con la Subsound Records, etichetta indipendente italiana nota per la qualità delle sue proposte, ci ha permesso poi una diffusione più massiva della nostra musica. Negli anni abbiamo partecipato a diverse compilation di musica indipendente, abbiamo avuto una uscita in vinile per il mercato americano e partecipato a numerosi eventi live, sia come supporter di realtà musicali “famose”, che come protagonisti principali. Al momento stiamo appassionandoci sempre più alla musica da “cinema”, e non è detto che non ci siano sorprese in questo campo!

“Human Indu(b)strial”, vostro debut, è ormai considerato come un must del genere e un gioiello di musica elettronica…a distanza di qualche anno, siete ancora soddisfatti di come è uscito e del responso che ha avuto?

All’epoca internet non era ancora quella fonte di notizie e contatti che è diventata ai giorni nostri: i social network erano agli albori, noi e la nostra etichetta inesperti e al debutto….eppure l’uscita di “hUMAN indu[B]strial” ha avuto all’epoca grande risonanza, fonte di grandi soddisfazioni per noi! La scena e il mercato musicale avrebbero conosciuto da lì a pochissimo una serie di sconvolgimenti che ne avrebbero cambiato per sempre la natura: noi ne abbiamo cavalcato l’onda morente! Secondo noi “hUMAN indu[B]strial” rimane coerentemente un elemento di quel mondo e di quel momento. Dal punto di vista tecnico, l’album ha avuto una lunga gestazione in studio: abbiamo avuto, in sede di registrazione e post produzione, molto tempo a nostra disposizione per sperimentare e trovare diverse soluzioni. A distanza di anni ancora siamo contentissimi di come sia andata, soprattutto a livello di critiche. Pensiamo che sia stato, e sia tuttora, un ottimo biglietto da visita per noi e la nostra label.

In una realtà musicale nazionale come la nostra, la musica dei Deflore appare ancora per ‘pochi eletti’, mentre in altre nazioni sembra che il vostro seguito sia notevolmente superiore…cosa vi trattiene ancora in Italia e soprattutto qual sono le differenze con gli altri stati europei dove la vostra musica è maggiormente seguita?

In realtà l’Italia soffre di carenze culturali e di un mercato molto ristretto, ma sarebbe troppo lungo analizzare tali aspetti in questa sede. Diciamo che per chi ha la fortuna di avere una mentalità aperta, e non stiamo parlando di “gusti” musicali, una proposta come quella dei Deflore non passa inosservata, neppure nel nostro paese: è che qui in Italia non si privilegia quasi mai la qualità e le proposte di spessore non vengono adeguatamente sostenute da radio, magazine e fanzine. All’estero la situazione è differente, ma noi siamo caparbi e convinti che il valore della nostra proposta alla lunga debba necessariamente emergere, anche in un paese bloccato come l’Italia.

Grazie ragazzi della vostra disponibilità…vi lascio la possibilità di salutare il popolo HW.com come meglio credete!!!

Con il nostro motto: SATURATION IS GOOD! ENJOY THE VIBES!

Parole sagge!!! Aspettiamo 'coraggiosi' le vostre nuove uscite!!!

Valerio Ferrari