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Lunedì 22 Agosto 2011 16:37

Metal Valley 2011

Written by  Wladimir Marconi
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Quest’anno il buon Trevor (per chi non lo sapesse vocalist dei nostrani Sadist) ha voluto fare le cose in grande, portando in Italia due grossi nomi del metal estremo per poi circondarli di ottime bands, per far si che il festival da lui organizzato nella sua città natale avesse i connotati dell’evento al quale non si poteva mancare. A dire il vero la location al mio arrivo sembrava alquanto surreale: immaginatevi un paesino tranquillo tra le vallate liguri circondato da montagne, immerso nel verde e nella tranquillità, che da li a poco sarebbe stato sconquassato da più di dodici ore di metallo pesante. Il luogo del concerto è in un ampio piazzale di cemento, e il sottoscritto dopo la devastante esperienza del concerto dei Big 4 giusto quattro giorni prima già temeva il peggio, pronto ad essere arrostito per l’ennesima volta dal sole che anche a Rossiglione batteva implacabile. E invece no, visto che ai lati della zona concerti sorgevano parecchi alberi che offrivano un’ombra decisamente refrigerante, che unita alla brezza che ha soffiato praticamente per tutto il giorno, ha mitigato e non poco il caldo. Sono presenti parecchi stand che vendono di tutto, dai cd, al merchandise delle band che si sarebbero da li a poco esibite, oltre agli immancabili punti di ristoro. Prima di cominciare il racconto delle mia giornata ligure, rivolgo un sentito grazie alla società autostrade, che con la solita tempestività e chiarezza ha segnalato la chiusura dell’uscita per Genova, obbligandomi ad una deviazione di quasi 50 km, costringendomi a perdere le prime tre band del lotto, con le quali mi scuso se non figureranno nel report. Non appena metto piede nell’Area Expo stanno giusto preparando il palco per i Nerve, ed è da loro che comincero’. Here we go.

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Tempo di esporre lo striscione con impresso il loro nome alle loro spalle ed ecco salire sul paco i Nerve, band genovese dedita ad un death metal intriso di groove e che si direbbe avere un buon numero di sostenitori, visto il numero di metal kidz assiepati sotto il palco durante la loro esibizione. Molto buona la prova del quartetto, che non lesina certo energie e impatto, soprattutto da parte del vocalist Fabio, che si dimostra un frontman validissimo, in grado di tenere alta la tensione e autore di una prova vocale più che positiva, completamente a suo agio anche nei pezzi cantati in pulito. La setlist è stata incentrata quasi completamente sull’ultimo lavoro in studio e il pubblico è sembrato apprezzare parecchio la performance dei liguri. Peccato per i suoni di batteria che coprivano un po’ tutto il resto, ma nel complesso direi che i Nerve hanno lasciato un buon ricordo ai presenti.

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C’è grande attesa e curiosità intorno ai greci Cerebrum, se non altro perché sono il side project del funambolico batterista George Kollias. Chi si aspettava (come il sottoscritto) di vedere all’opera il drummer dei Nile rimane un po’ deluso, anche se il suo sostituto non è certo un pivello, anzi…Gli ellenici sono autori di un death metal dalla chiara impronta progressive, ricco di cambi di tempo e di solos di chitarra molto tecnici. I brani tratti dal loro esordio discografico “Spectral Extravagance” sono riproposti in maniera pressoché perfetta, senza nessuna sbavatura e incertezza. Come esecutori ci sanno fare alla grande, l’unico difetto che posso trovare loro è che a parte il cantante sono rimasti un po’ troppo fermi sul palco, cosa che però non ha influenzato più di tanto la loro performance. Non mi hanno impressionato più di tanto, ma sicuramente sono una di quelle band capaci di tutto da tenere assolutamente d’occhio.

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Dopo i Crerebrum, tocca agli Antropofagus tenere alta la bandiera del death metal. Completamente diversa la proposta dei liguri, autori di un brutal death metal spaccaossa intenso e feroce. Il sottoscritto li aveva già visti all’opera a Milano durante il Tattoo Death Fest, dove tornavano su un palco con la nuova formazione dopo quasi un decennio. Rispetto a quel giorno, gli Antropofagus mi sono sembrati più sciolti e molto più a loro agio sul palco, riuscendo nell’intento di rendere al massimo la brutalità dei pezzi. Molto partecipe il pubblico,che grida il loro nome a gran voce e che viene ripagato con una cascata di riffs terremotanti e da partiture veloci e spietate, che fanno di pezzi come “Eternity To Devour” delle vere e proprie gemme estreme.Tutti i musicisti sono stati all’altezza, a parte forse il vocalist che non mi ha convinto appieno, ma nel complesso direi che la nuova line up funziona più che bene. Sono proprio curioso di sentire il loro prossimo lavoro in studio, ma nel frattempo mi sono goduto l’ennesimo massacro sonoro sporcato forse da suoni non sempre all’altezza,ma comunque letale e convincente.

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Non era facile salire sul palco dopo una prova come quella degli Antropofagus ma i lombardi Methedras mettono a frutto la loro esperienza e si fanno valere alla grande. Le strutture dei brani sono relativamente semplici ed efficaci e nelle parti veloci hanno un tiro notevole, il tutto aggiunto ad un vocalist che sa cosa vuol dire stare sul palco e che interagisce continuamente col pubblico, che risponde con uno sfrenato headbanging, soprattutto nelle prime file. Il genere proposto è un thrash che mi ha ricordato parecchio i Testament, unito a delle partiture tipicamente death che rende i loro pezzi incredibilmente compatti e monolitici come un macigno.C’è da dire che il pubblico non ha risposto sempre con entusiasmo e in alcuni momenti è stato alquanto freddino nei confronti dei Methedras, che comunque non si sono scomposti più di tanto e hanno portato a termine uno show più che valido.

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E’ ora il turno degli australiani The Amenta, che salgono sul palco “corredati” di face paint, e che stupiscono in maniera positiva sin dall’inizio del loro set. La loro proposta musicale non è facilmente inquadrabile, visto che il loro estreme metal unisce elementi tipicamente death ad altri riconducibili al black di stampo sinfonico, il tutto corredato da un’effettistica che diventa parte integrante dei pezzi senza risultare eccessivamente abusata. Che siano un gruppo dall’indubbia esperienza lo si capisce subito, sia dalla chimica presente tra i membri, sia dall’istrionica prova del frontman che non smette neppure per un secondo di aizzare il pubblico che si lascia guidare e lo ripaga con scroscianti applausi. Davvero ottimi musicisti e ottime persone giù dal palco, disponibilissimi coi fan che chiedevano loro un autografo o una foto, cosa che me li ha fatti apprezzare ancora di più soprattutto dal punto di vista umano.Molte band, magari più famose ma meno capaci di loro sul piano musicale, avrebbero molto da imparare da loro sotto questo punto di vista.

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Il compito degli Elvekening si prospetta assai arduo: il loro power metal a forti tinte folk piazzato tra l’extreme metal degli Amenta e il death degli Hour Of Penance avrebbe potuto far desistere chiunque, ma i ragazzi di Pordenone “prendono il toro per le corna” e pur essendo consapevoli di non essere propriamente in un festival su misura per loro, portano a termine un concerto che ha strappato parecchi consensi, anche a chi come il sottoscritto non è certamente un amante di certe sonorità. La cosa che mi ha più colpito è stata l’estrema umiltà e la dedizione che gli Elvekening hanno dimostrato e devo dire che nei pezzi veloci non hanno poi molto da invidiare alle band più estreme presenti al festival,naturalmente fatte le dovute proporzioni…In conclusione una buona prova, che non li ha fatti certo sfigurare, anche se effettivamente la scelta di impostare praticamente l’intero festival sulla presenza di band estreme non ha certo giovato loro.

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Si può tranquillamente dire che il sottoscritto fosse al Metal Valley principalmente per assistere allo show della death metal band romana, diventata une delle punte di diamante delle scena estrema nostrana. Dopo averli sentiti su disco ero curioso di vedere se avessero confermato la loro superiorità anche in sede live e devo dire che lo show degli Hour Of Penance è andato oltre ogni mia rosea aspettativa. La nuova line up funziona a meraviglia e dall’opener “Paradogma” fino alla chiusura con “Misconception” i quattro non sbagliano un colpo e sciorinano una prestazione che in quanto a brutalità e intensità non avrà nulla da invidiare neppure agli headliner. La scaletta si dipana giocoforza tra i due ultimi capolavori in studio, anche se i quattro regalano ai fan la nuova “Sedition Through Scorn”, pezzo che sarà compreso nel nuovo album in uscita a breve. Non ho nulla da aggiungere, questa è una band a mio parere pazzesca, che merita tutto il supporto possibile e con la quale ho voluto personalmente complimentarmi al termine dello show. Ho visto parecchie formazioni death all’opera su di un palco, ma credetemi quando vi dico che erano anni che non assistevo ad uno spettacolo simile, che ha spazzato via ogni cosa, e che ha avuto l’unica pecca di durare troppo poco.

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Dopo il massacro perpetrato dagli Hour Of Penance, tocca agli Skanners calcare le assi del palco del Metal Valley. Attivi sin dal 1982, sono autori di una prova tutta energia e sudore. La band di Bolzano fa valere tutta la propria esperienza e prende letteralmente per i capelli i kids presenti e li inonda di riff heavy metal imbastarditi con un tocco di hard rock grezzo di scuola Motorhead. Sembra che il palco sia il loro habitat naturale, vista la naturalezza con la quale si muovono e suonano e all’energia che sono in grado di sprigionare. Il pubblico partecipa alla grande e canta parecchi dei loro brani, e gli Skanners rispondono a modo loro, aumentando l’intensità e picchiando ancora più duro. Alla fine del loro show ci sono solo applausi per loro.Meritatissimi, soprattutto per il batterista non ancora diciottenne, autore di una prova incredibile, che farebbe invidia anche a musicisti ben più blasonati.

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Devo ammettere di non essere mai stato un grande ammiratore della band toscana, e mi chiedevo sempre cosa avesse di cosi speciale oltre al fatto di essere stata una delle prime formazioni heavy nate in Italia. Bene,dopo il loro concerto l’ho capito. Questi nonostante l’età sono capaci di spaccare il culo alla grande a tutti quanti e in quanto a potenza e efficacia sul palco mi hanno ricordato parecchio band come i Motorhead, che nonostante il tempo passi sono in grado di tenere testa a chiunque e insegnare letteralmente cosa vuol dire suonare in un concerto di musica pesante. Durante il tempo a loro disposizione hanno pestato duro come dei dannati, non si sono mai fermati ne tantomeno hanno lasciato spazio a stanchezza o cali di tensione, offrendo ai presenti uno show sicuramente da ricordare per molto tempo. Buona parte del pubblico era praticamente in adorazione, esaltandosi sia sui brani del nuovo album, sia soprattutto sui pezzi storici, cantati all’unisono con il vocalist che dimostra essere un animale da palco come pochi. Questa è la storia. E la storia non si giudica, si impara. Chapeau.

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Sprangate porte e finestre e mettete al sicuro donne e bambini, stanno arrivando i Belphegor! Dopo un intro che dura quanto la trilogia del Signore Degli Anelli, gli austriaci capitanati dal frontman Helmut salgono sul palco con tanto di orpelli satanici, decisi a radere al suolo qualsiasi cosa, forti del loro death metal suonato a mille all’ora imbastardito con il black . Li avevo già visti all’opera all’inizio della loro carriera e devo dire che sono migliorati parecchio, soprattutto in fase esecutiva. A mio parere hanno letteralmente scatenato l’inferno sul palco, in quanto a violenza non hanno da invidiare nulla a nessuno e anche la resa dei pezzi è stata ottima. Nel black metal sono poche le band capaci di offrire uno show del genere, pregno di cattiveria e spietatezza come non ne vedevo da tempo. La setlist è stata praticamente incentrata sull’ultimo lavoro in studio, anche se pezzi un po’ più “datati” come “Lucifer Incestus” e la conclusiva “Bondage Goat Zombie” non sono certo mancati. Cosi come non è mancato il solito idiota che ha pensato bene di tirare una bottiglia d’acqua aperta verso Helmut, lavandolo quasi completamente e beccandosi in tutta risposta lo sputo del frontman. Per me i migliori della giornata insieme agli Hour Of Penance. Probabilmente sono un tantino eccessivi per quanto riguarda gli atteggiamenti e esasperano un po’ troppo il lato satanico della loro musica risultando a volte un po’ pacchiani, ma alla fine chissenefrega, quel che conta è la sostanza. Il loro successo è ampiamente meritato, la musica è spettacolare e spaccano tutto. Tanto basta.

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I Deicide non godono più di troppa stima da parte mia, avendo perso gran parte della considerazione che avevo per loro dopo le pagliacciate seguite all’abbandono dei fratelli Hoffman e dai capricci del loro famigerato frontman, Mr. Glen Benton. Dal vivo pero’ bisogna ammettere che sono una gran band e ascoltare brani come “Dead By Dawn”, “Once Upon The Cross” e “When Satan Rules His World” qualche brivido me l’ha fatto venire. Fortunatamente tutto il gruppo è in grande forma, soprattutto Steve Asheim, che non sarà ipertecnico come tanti dei suoi colleghi, ma che in quanto ad efficacia dovrebbe essere preso come esempio da ogni batterista estremo che si rispetti. In palla anche Benton, che come al solito interagisce in maniera praticamente nulla col pubblico e si limita ad annunciare i titoli dei brani eseguiti. Oddio, anche Owen e Santolla non è che abbiano fatto il diavolo a quattro, e in più di un occasione mi sono sembrati semplicemente dei session men, dediti a svolgere alla meglio il compitino. Nulla di male se poi la prestazione è quella offerta, ma un minimo di coinvolgimento in più non avrebbe guastato. Gli statunitensi si congedano dal pubblico genovese con “Lunatic Of God’s Creation” e “Sacrificial Suicide”, terminando uno show sul quale no ho nulla dire sul piano esecutivo, ma che più volte mi ha lasciato l’impressione di trovarmi di fronte ad una band non troppo sicura di ciò che fa, e che va avanti più per “inerzia” che per convinzione. I fan hanno comunque apprezzato, e alla fine è questo che conta.

E’ praticamente l’una di notte ed è tempo di tirare le somme. Festival nel suo complesso riuscitissimo e piacevole, che avrebbe meritato ben altra affluenza, visto anche il costo ridicolo del biglietto d’ingresso (vedersi per 20 miseri euro band come Belphegor, Deicide, Hour Of Penance e Strana Officina non capita tutti i giorni). Organizzazione perfetta, che ha letteralmente surclassato quella di eventi ben più costosi e un plauso soprattutto ai prezzi popolari del cibo, che per una volta non ti faceva sentire vittima di una rapina. Unica pecca secondo me è stata il numero troppo elevato di bands, che ha costretto le stesse a eseguire delle setlist davvero brevi (più o meno tutti hanno suonato mezz’ora), ma è davvero un’ inezia se confrontata con quello che il Metal Valley ha saputo offrire. Sicuramente da rifare come esperienza, ed evento da supportare sempre e comunque. Alla prossima,dunque!

  • Location: Area Expo Rossiglione (GE)
  • Date: 25-07-2011
Wladimir Marconi