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Mercoledì 14 Marzo 2018 13:35

NIGHTWISH – Decades

Written by  Paolo Rubino
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NIGHTWISH – Decades

E’ sempre difficile per una band dare degna celebrazione ad un ventennale di carriera. Poi nel caso dei Nightwish lo è ancora di più. Perché? Beh innanzitutto la band in più di vent’anni di carriera ha avvicendato tre vocalist, e non senza polemiche, poi perché dai Nightwish ci si aspetta sempre quel qualcosa in più rispetto ad una band normale. Questo specie per il fatto che tutti i loro dischi, su tutti quelli del dopo Tarja, sono sempre stati accompagnati da un’attesa quasi spasmodica, nonché da una pomposa campagna pubblicitaria. Attesa che non si è di certo smentita per questa compilation, che la Nuclear Blast ha dato alle stampe ai primi di Marzo, Decades. Ma perché c’era tanta attesa per un disco che non aggiungeva nulla di nuovo a ciò che già conoscevamo? Prima di tutto dobbiamo intendere questa nuova uscita come una sorta di festeggiamento di compleanno (a dire il vero un pò ritardato in quanto i vent’anni di carriera li hanno festeggiati nel 2016), poi perché l’uscita di Decades è coincisa con l’inizio dell’omonimo tour che è partito dagli States e che vedrà la band girare per il mondo in sessantaquattro concerti, il cui contenuto verrà quasi del tutto estratto dal nuovo nato in casa Nightwish. Tour che tra l’altro farà tappa in Italia a dicembre in quel di Milano.

Dico subito che, quanti hanno storto il naso pensando ad una ennesima trovata commerciale per spillare soldi ai fan più accaniti, o per cercare nuovi adepti, dovranno ricredersi. In effetti non ci troviamo innanzi ad un mero copia e incolla ma ad una rivisitazione, partendo dai mix originali, di canzoni entrate ormai da anni nel nostro patrimonio genetico musicale, e magistralmente rimasterizzate dal mago dei Finnvox, tale Mika Jussila, che collabora da sempre con la band. Ad un orecchio meno attento potrebbe sembrare che nulla sia cambiato rispetto alle tracce originali ma in realtà non è proprio così.

Innanzitutto ci troviamo di fronte a ventidue canzoni, divise su due dischi, proposte in un ordine cronologico inverso. C’è da dire che tutti gli Album ed EP sono stati onorati con l’inserimento di almeno una traccia. Sul primo cd troviamo nove brani. A farla da padrone come minutaggio sono le tre tracce estratte da Endless Forms Most Beautiful, disco a mio avviso assai meno ispirato rispetto ai precedenti, fatta eccezione per The Greatest Show On Earth, che coi suoi oltre ventiquattro minuti è una vera e propria pietra miliare nel firmamento Nightwish. Questo brano, qui riproposto in una versione rivisitata, se vogliamo più patinata, con l’orchestra ancor più in primo piano rispetto alle chitarre, e qualche abbellimento inutile, apre il primo disco. Seguono Élan e My Walden sempre dallo stesso disco, anche qui con qualche leggera variazione rispetto alle versioni originali che non aggiunge né toglie nulla. La scelta di dedicare oltre trenta minuti all’ultimo disco mi pare alquanto azzardata. A mio avviso bastava solo la lunga suite per rappresentarlo, lasciando spazio ad altre tracce più datate. Punti di vista. Queste tre tracce sono le uniche con la splendida Floor Jansen alla voce. Dalla quarta alla settima traccia si avvicendano nell’ordine Storytime, I Want My Tears Back, Amaranth e The Poet And The Pendulum. Anche al cospetto di queste tracce del periodo della criticata, a mio avviso a torto, Anette Olzon, ci troviamo dinanzi a delle variazioni rispetto alle originali. Il suono è diventato più pulito e caldo, con l’aggiunta di alcune parti orchestrali specie nelle tracce del meraviglioso Dark Passion Play.

Nelle ultime due tracce del primo disco di Decades fa il suo ingresso l’album Once, che vede protagonista la sempre rimpianta, almeno dal sottoscritto, Tarja Turunen, vero cuore pulsante e perfetta cantastorie del mastemind Tuomas Holopainen, che ha prestato la sua inimitabile voce alla band dagli esordi fino al 2005, anno in cui è stata licenziata per motivi tuttora ignoti. Once è il disco perfetto, quel disco che ascolteresti incessantemente in quanto ti penetra direttamente nell’anima. Esso viene rappresentato con le sue tracce principali, ossia Nemo, Wish I Had An angel, e Ghost Love Score, quest’ultima credo la canzone più bella di sempre dei Nightwish, che apre il secondo disco di Decades. Ora come si fa a rendere ancora più perfette canzoni già perfette? Non si può, e lo sapeva bene anche il buon Mika Jussila, che si è limitato soltanto ad equalizzare meglio il suono mantenendo sì una certa coerenza con le altre tracce, ma non variando in modo evidente il mix originale. Scelta condivisa anche da chi vi scrive.

Man mano che ci addentriamo nel cuore del secondo disco fanno la loro passerella brani tratti da un’epoca se vogliamo romantica e allo stesso tempo turbolenta. Quest’ ordine cronologico inverso è anche se vogliamo la storia aritroso dei vari tormenti dell’animo di Tuomas. Dalle esternazioni scientifiche e sociali di Endless Forms Most Beautiful e dalla fantasia sognante, non priva di incubi, di Imaginaerum si passa alla fredda disillusione di Dark passion Play e all’oscurità interiore di Once e Century Child, rappresentato qua da due tracce, Slaying The Dreamer ed End Of All Hope. La grande esclusa inutile dirlo è Ever Dream. Davvero incomprensibile decidere di eliminare una canzone che ha fatto la storia del gruppo e dal 2002, anno della sua pubblicazione, sempre presente o quasi in tutti i loro concerti. Davvero una gravissima pecca questa. Ad ogni modo il suono ruvido e grezzo del mix originale è quasi completamente scomparso lasciando spazio a tonalità musicali meno spigolose. Anche l’EP Over The Hills And Far Away viene onorato con l’inserimento della meravigliosa 10th Man Down, qui portata davvero a nuova vita. Proseguendo, l’altra grande esclusa viene dal disco di Wishmaster, ed è la title track. Infatti le canzoni scelte sono The Kinslayer e quel testamento interiore e musicale di Tuomas che porta il nome di Dead Boy’s Poem. Siamo arrivati così ai dischi cosiddetti dell’innocenza, poi, a detta del compositore, perduta con l’arrivo del successo planetario e delle sue inevitabili conseguenze. Oceanborn invece è il disco della bellezza purissima e dei sogni del poeta, ed è quello non a caso ad avere il maggiore numero di brani rappresentati, ben quattro: Gethsemane, Devil & The Deep Dark Ocean, Sacrament Of Wilderness e Sleeping Sun. Come nelle canzoni tratte da Wishmaster e Century Child, anche qua si nota in modo evidente il lavoro di rimasterizzazione che fa risuonare questi brani in modo molto diverso, snaturandoli un pò a mio avviso, ma portandoli sicuramente a nuova vita. Finiamo con Elvenpath e The Carpenter, tratte dal primo disco Angels Fall First e con l’ultima gemma Nightwish, tratta dal primo omonimo EP degli esordi, che chiude il secondo ed ultimo disco.

Il viaggio si è concluso. Le emozioni che lascia sono molteplici. C’è chi voleva dei brani rifatti totalmente con Floor alla voce e chi invece riteneva inutile un copia e incolla. Si è scelta la classica via di mezzo con la rivisitazione più o meno evidente di brani che hanno fatto la storia del gruppo finnico e più precisamente che riflettono il percorso artistico e interiore di un poeta che nell’ultimo periodo è parso poco ispirato. Stanco ma impossibilitato a smettere, per dirla come lui, perché responsabile delle vite che ha salvato e che ancora salverà. Sì perché anche io, come Tuomas, credo molto nel potere salvifico della musica e dell’arte in generale. In tempi come questi, dove la bellezza di un assolo può fare differenza tra la vita e la morte, ben vengano i poeti che regalano la loro interiorità mettendola al nostro servizio. Poi ci si può rispecchiare o meno, dipende dalla nostra storia interiore, ed è questo che i Nightwish hanno fatto negli ultimi 22 anni. Regalarci emozioni su emozioni facendoci sognare, piangere, gioire e di volta in volta arricchirci, e questa raccolta vuole celebrare proprio questo trionfo musicale ed emozionale. Un compendio della loro storia ma anche della nostra vita, che sarà sempre scandita da note che, come una combinazione, di volta in volta faranno breccia in ciò che custodiamo più gelosamente, la nostra anima.

  • Voto: 8
  • Genere: Symphonic Metal
  • Sito Web: www.nightwish.com
  • Anno: 2018
  • Casa Discografica: Nuclear Blast Records
  • Gruppo: Nightwish
  • Old Cover:
  • Line Up:
    Floor Jansen – Vocals (disc 1: tracks 1, 2, 3)
    Anette Olzon – Vocals (disc 1. Tracks 4, 5, 6, 7)
    Tarja Turunen – Vocals (disc 1: tracks 8, 9; disc 2)
    Emppu Vuorinen – Guitars, Bass (tracks 11, 12)
    Marco Hietala – Bass, Vocals (disc 1; disc 2: tracks 1, 2, 3)
    Sami Vänskä  -  Bass (disc 2: tracks 4-10)
    Tuomas Holopainen – Keyboards, Piano, Vocals (disc 2: tracks 12)
    Troy Donockley – Uilleann pipes, Low whistle, Bouzuki, Bodhrán, Vocals (disc 1: track 3)
    Kai Hahto – Drums, Percussions (disc 1: tracks 1-3)
    Jukka Nevalainen – Drums, Percussions (Disc 1: tracks 4-9; disc 2)
  • Tracklist:
    CD 1

    01.   The Greatest Show on Earth – 24:00
    02.   Élan – 4:48
    03.   My Walden – 4:38
    04.   Storytime – 5:22
    05.   I Want My Tears Back – 5:07
    06.   Amaranth – 3:51
    07.   The Poet and the Pendulum – 14:00
    08.   Nemo – 4:36
    09.   Wish I Had an Angel – 4:06

    CD 2
    01.   Ghost Love Score – 10:02
    02.   Slaying the Dreamer – 4:32
    03.   End of All Hope – 3:55
    04.   10th Man Down – 5:24
    05.   The Kinslayer – 3:59
    06.   Dead Boy's Poem – 6:47
    07.   Gethsemane – 5:22
    08.   Devil & the Deep Dark Ocean – 4:46
    09.   Sacrament of Wilderness – 4:12
    10. Sleeping Sun – 4:01
    11. Elvenpath – 4:40
    12. The Carpenter – 5:58
    13. Nightwish (Demo) – 5:54
Paolo Rubino

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