E siamo a tre. Tre gruppi che partiti in un modo o nell'altro come fieri portabandiera del Death Metal decidono di abbandonare per strada growl e abbracciare nuove correnti e prospettive. Di Opeth ed In Flames non è il caso di parlare in questa sede in quanto gli osservati speciali sono i Cynic e l'ultimo EP con cui spingono il loro eclettismo musicale ad un livello che nessuno ai tempi di "Focus" si sarebbe mai potuto immaginare. Le barriere che inchiodavano i tre genietti statunitensi ad un genere musicale come il metal ormai sono definitivamente crollate e i Cynic si aprono senza paure alla fusion, al jazz ed alla world music. In questo "Carbon-based life" infatti oltre a tre brani canonici (se così si possono definire!) trovano spazio anche tre composizioni decisamente atipiche gratificate dalla mervigliosa voce di Amy Correia che vanno ad omaggiare la musica locale dei vari continenti del mondo.
Nell'iniziale ed eterea "Amidst the coals" si respira un'aria africana, nella tribale "Bija!" si percepisce anche un po' di Oceania mentre la conclusiva "Hyeroglyph" fa un po' storia a sè con un arpeggio di chitarra che accompagna la voce di Amy mentre ci culla in un sogno dal quale è veramente difficile svegliarci. Tutti brani interessanti, per carità, importanti indizi sulla direzione che i Cynic stanno intraprendendo, ma che tolgono spazio alle canzoni vere e proprie che alla resa dei conti sono solo tre e lasciano l'ascoltatore con la voglia di qualcosa di più. La prima vera canzone è quella che dà il titolo anche all'EP e riesce a coniugare magistralmente i tipici momenti di calma e viaggi psico-temporali tipici degli ultimi Cynic ad accelerazioni e stacchi dinamici, con il cuore più proteso verso il jazz che il metal. La prima impressione, confermata anche negli ascolti successivi, è che gli americani abbiano preso una bella sbandata per i Mars Volta e il loro modo di intendere la musica. Libertà senza confini. La successiva "Box up my bones" è la canzone dalla struttura più tradizionale, con un arpeggio iniziale che apre ad una strofa da ascoltare con la testa ciondolante ed un ritornello che non vi leverete più dalla testa. Puro benessere cosmico. La successiva ed ultima canzone "tradizionale" è invece un'opera abbastanza strana, forse non completamente compiuta ma decisamente uno sfoggio delle capacità musicali e compositive raggiunte dal duo.
Inutile cercarci un senso logico, basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalle note. Decisamente ottima questa prova dei Cynic, ulteriore passo avanti verso una proposta psico/musicale che ormai sembra non avere più limiti, ma i fan penso che si stiano stancando del solito EP annuale come contentino. Ci vuole un nuovo album!


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