Si potrà discutere quanto si ha voglia sul valore di “Gnostikoi Ha-Shaitan”, di certo non si potrà tacciare i Saturnian Mist di essere stati banali e di aver copiato spudoratamente da qualcun altro. Per quanto i finlandesi si collochino in ambito black metal estremo, a livello di intenti e grazie all’aura sinistra presente nel disco, sono davvero tante le contaminazioni o se vogliamo, vista la forma assunta, gli “inquinamenti” presenti nelle otto tracce del loro esordio. Queste si fondano su una indefessa ricerca della confusione e del caos, a un compattamento delle note in un bolo di negatività violentato nel profondo da vocals quanto mai mutevoli per il genere. L’indefinitezza stessa dei confini posti ai singoli strumenti da una produzione piena ma poco attenta alla nitidezza sottolinea il carattere ostile dell’album, che nulla concede all’ascoltabilità, a uno sviluppo armonico, e che invece risuona come una pioggia acida torrenziale, scrosciante di veleno e rumorosissima. Non è peccato sostenere che certe suggestioni crust/punk/d-beat si insinuino in “Gnostikoi Ha-Shaitan”, caratterizzandone i frangenti più tumultuosi, mentre la parte preponderante del riffing, non valorizzato al meglio dal mixaggio, mette in un unico calderone dissonanze black metal, thrash nero, un pizzico di sludge e incursioni solistiche addirittura riconducibili al classic metal. Il basso troppo rimbombante impasta un po’ il tutto, non rendendo piena giustizia alla buona alternanza di soluzioni ed atmosfere disegnate, ma si sente che i Saturnian Mist non sono dei picchiatori da strapazzo invasati di discorsi satanici, piuttosto dei sagaci manipolatori dell’estremo, con idee originali da mettere in luce.
Ciò che però, in definitiva, eleva il discorso musicale intrapreso è la prova vocale, sospinta da isterismo e sprezzo dei confini di genere. Urla spiritate, latrato black metal, voce strozzata modello vecchio thrash/death, cori solenni, grida di furore da generale intento a guidare i suoi uomini su un campo di battaglia; non ci si fa mancare proprio niente, e queste soluzioni tendono a rincorrersi con una foga che all’inizio pare insensata, fuori da ogni logica, e si scopre poi essere il collante ideale per il metal estremo senza fissa dimora del combo.
L’atipicità e il poco ordine con cui si muovono i blacksters finlandesi fa sì che “Gnostikoi Ha-Shaitan” risulti una release valida e per nulla stereotipata; peccato per la produzione, che ne limita le potenzialità e giustifica più di ogni altra cosa il voto non eccelso qua sotto, a dispetto di doti compositive superiori a tanti colleghi.


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