Premetto che, molto probabilmente, non sarà una recensione totalmente oggettiva.
Il mio smisurato amore per i Diabulus In Musica e la lunga attesa di questo cd mi hanno spinto ad amare questo lavoro già dal primo ascolto.
Dopo l’uscita nel 2010 del loro album di debutto "Secrets", rilasciato dalla Metal Blade Records, i Diabulus In Musica si ripresentano nel 2012 con "The Wanderer", questa volta sponsorizzati dalla Napalm Records. Il lavoro è stato prodotto e realizzato da Jacob Hansen, Stefan Heilemann, John Kelly & Maite Itoiz e vede la collaborazione di Mark Jansen (chitarrista e fondatore della band olandese Epica, ndr) in una delle tracce del cd.
Con "A Journey’s End", l’avventura ha inizio. Ci ritroviamo nel bel mezzo di una tempesta tra tuoni e pioggia, l’intro è un crescendo di carica che sembra voler anticipare i ritmi che ci accompagneranno per l’intero album ed, infatti, le nostre supposizioni vengono confermate all’istante dalla valanga gigantesca di musica che immediatamente ci assale con l’inizio di "Ex Nihilo". In questa traccia veniamo trascinati da un ritmo incredibilmente rapido che, anche grazie ai grandi cori solenni, riporta immediatamente alla mente i ritmi e le canzoni degli Epica; la batteria detta il ritmo, la velocità è padrona dell’intera traccia e l’atmosfera epica si esprime al massimo grado. La voce di Zuberoa Aznárez è piena e calda ma senza mai perdere la convinzione e la carica, anche perché sembra proprio non esserci tempo per abbassare i toni e, proseguendo con l’imponenza iniziale, il viaggio continua attraverso "Sceneries of Hope" e "Blazing a Trail", entrambe in perfetto stile DIM.
I cori aumentano d’imponenza man mano che l'album va avanti, la linea vocale è sempre impeccabile e il ritmo mai scontato. In "Blazing a Trail" troviamo la collaborazione di Mark Jansen, che affianca la fantastica voce di Zuberoa Aznárez con un growl che sembra portare il cd al suo picco massimo, invece, veniamo immediatamente sorpresi dalla calma improvvisa di "Call from a Rising Memory". Questa traccia riporta alla mente le sirene (impersonate dalla dolcissima voce di Zuberoa Aznarez) che richiamano il marinaio in una giornata di mare calmo e, si sa, è impossibile resistere al richiamo di una sirena perciò decidiamo di seguirla incantati dalle sue note, ritrovandoci così intrappolati tra le armonie di "Hidden Reality" che sembra non volerci lasciare un secondo di fiato. I ritmi sono veloci, stretti intorno all’ascoltatore che ormai si ritrova prigioniero di una traccia che non dà via di scampo: è imponente, epica e i cori ci sommergono fino a ricoprire ogni altro rumore intorno.Il ritmico passo di marcia iniziale di "Shadow of the Throne" sembra quasi annunciare l’inizio di un’imminente guerra, ogni singolo strumento riporta alla mente i rumori tipici di uno scenario guerresco: il growl è graffiante e profondo, i cori sono imponenti, grandi ed epici. Il cozzare di lame fa da sottofondo ad una traccia totalmente impregnata della cattiveria tipica della battaglia. Con "Allegory of Faith, Innocence and Future" ci ritroviamo davanti un campo di battaglia dove regna la distruzione, la dolce voce della lead-singer ci prende per mano e ci accompagna attraverso le rovine, la calma è ormai padrona della scena e il growl lascia udire le ultime urla della guerra appena terminata.
Le ultime urla spariscono totalmente inghiottite dalle note iniziali di "Sentenced to Life". In questa traccia la voce della cantante viene affiancata dalle calde tonalità di John Kelly, la tranquillità si riappropria della scena: viene naturale immaginare l’infrangersi delle onde e i sopravvissuti alla battaglia che solcando il mare guardando con nostalgia la terra dove molti hanno perso la vita. La musica è maestosa, la linea vocale ci culla infondendo in noi un po’ di quella malinconia di cui è impregnata.
Con "Oihuka Bihotzetik" ci lasciamo alle spalle il mare con la sua calma e veniamo catapultati in un brano dove troviamo una linea vocale più lirica e piena rispetto alle tracce precedenti, Zuberoa Aznárez dà sfoggio di grandi qualità tecniche e grande estensione vocale; il growl cresce di cattiveria e i cori aumentano di imponenza insieme alla voce principale; i ritmi ritornano sostenuti, la batteria non sembra darci un secondo di pausa tenendoci con il fiato sospeso per l’intera durata della traccia.
"No Time for Repentance (Lamentatio)" ci regala gli ultimi nove minuti di carica allo stato puro, ogni parte della traccia viene esasperata e proposta al massimo delle possibilità: la musica, la linea vocale, i cori e il growl...tutto è al livello più alto di forza espressiva, infondendo cattiveria e convinzione.
L’intero cd viene infine concluso e interamente sommerso dalla dolcezza di "The Wanderer", la chitarra acustica e le percussioni fanno da base per la linea vocale che si presenta inaspettatamente. La carica è ormai un ricordo lontano, tutto il cd sembra essersi concentrato in quest’ultima traccia cancellando le undici precedenti. Una conclusione che lascia una strana aria di speranza e leggerezza intorno all’ascoltatore, quasi a volerlo aiutare a riprendersi dalla potente carica che invece lo aveva sommerso per tutto il cd, sbattendolo da una parte all’altra senza farlo mai fermare.
The Wanderer si è rivelato esattamente quel tipo di lavoro che mi aspettavo: un cd costruito benissimo, degno dei Diabulus In Musica. Dopo vari ascolti posso affermare con sicurezza che, molto probabilmente, questo cd entrerà a far parte della mia lista personale di album preferiti.
Non posso far altro che sperare in continui miglioramenti da parte di questa band così giovane. D’altronde, se questo è l’inizio, posso solo immaginare cosa ci potrà portare il tempo.


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