[ENG] “zero.point.genesis” is a debut that doesn’t really feel like one. Jyl and Jules come in with the kind of confidence you usually hear from a band on their third or fourth record. Their first full-length with Sumerian Records plays almost like a personal diary put to music, heavy, spiritual, messy in the right way, and focused on tearing down parts of yourself just to build something truer.
The opening immediately sets a strange weight in the air. Jyl moves between soft, almost fragile singing and sudden harsh vocals, and the shift feels more emotional than technical, like she’s reacting to something rather than performing it. The whole thing carries this sense of someone who has been through real darkness, not just writing about it because it sounds cool.
The album jumps through different moods without warning. One minute there’s a crushing breakdown, the next there’s a theatrical vocal line or a synth part that feels pulled out of a tense movie scene. Some transitions feel rough, but that roughness gives the record its personality. It’s not trying to be perfect or easy to digest, it wants you to sit with it.
A few songs hit right away thanks to hooks that sneak up on you. Others stay quiet until you listen again and suddenly they make sense. The mix of power and vulnerability is what drives the whole record. When the more atmospheric moments appear, the ones that feel almost ritualistic, you can hear that the band is drawing from way beyond metalcore: theater, mythology, spiritual themes they treat with honesty rather than drama.
There are guest features too, but they blend in without pulling focus. Even with all the shifting sounds, the album keeps a clear heartbeat. It’s emotional, conceptual, and heavy in a way that grows on you slowly. Definitely not an album meant for one quick listen.
If someone is looking for straightforward, no-surprises metalcore, this might feel like too much. But that’s also why zero.point.genesis works so well as a debut. The Pretty Wild aren’t just following trends, they’re making their own lane.
By the time the album ends, you don’t just feel the drama. You feel like they’re taking something back, something personal. That’s why this album deserves your attention. It takes a little patience, but if you stick with it, it really rewards you.

[ITA] Con “zero.point.genesis” le sorelle Jyl e Jules firmano un debutto che sembra l’opera di una band già pienamente formata, consapevole e pronta a spingersi oltre i confini del metalcore tradizionale. Il disco, uscito per Sumerian Records, è un viaggio che unisce spiritualità, aggressività e vulnerabilità, costruito attorno a una narrativa di crollo e ricostruzione personale.
L’album si apre su atmosfere dense e inquietanti, dove la voce di Jyl passa con naturalezza da linee melodiche limpide a passaggi più feroci. È una transizione che non suona mai artificiale: fa parte della storia che stanno raccontando, quella della lotta contro un ego distorto, costruito su traumi e su un senso di costrizione che ha soffocato per anni la loro identità più autentica. Qui non c’è semplice catarsi “da copione”: c’è la sensazione di qualcuno che ha davvero camminato dentro il proprio buio e ne è uscito con qualcosa di prezioso in mano.
Musicalmente l’album colpisce per la sua natura stratificata. Le The Pretty Wild riescono a incastrare breakdown pesanti, linee vocali teatrali, reminiscenze di musica classica, sintetizzatori cupi e momenti dal sapore quasi cinematografico senza mai perdere coerenza. A volte il risultato è spiazzante, ma proprio questo rende il disco affascinante. Non c’è la ricerca dell’impatto facile: ogni brano è costruito per essere percorso, non semplicemente ascoltato.
Le tracce più immediate mettono in mostra la loro capacità di scrivere hook vocali contagiosi anche dentro brani dalle strutture irregolari. In altre canzoni prevale invece il lato più introspettivo, dove il contrasto tra potenza e fragilità diventa il vero motore dell’album. Quando arrivano i momenti più atmosferici, quasi rituali, si percepiscono le influenze extra-metal che la band ha sempre rivendicato: il gusto per il teatro, le immagini mitologiche, la voglia di trattare temi spirituali senza retorica.
C’è anche spazio per collaborazioni che non appaiono mai forzate: sono integrate con naturalezza in un ecosistema sonoro che, per quanto vario, rimane personale e riconoscibile. Il risultato complessivo è un disco che vive su più livelli, emotivo, concettuale, sonoro , e che si apre davvero solo dopo qualche ascolto. Non è un album immediato e non vuole esserlo.
Se da un lato questa ricchezza può disorientare chi cerca un metalcore più lineare e diretto, dall’altro è proprio ciò che rende “zero.point.genesis” un debutto memorabile. Le The Pretty Wild dimostrano di avere una visione e il coraggio di seguirla, anche quando si allontana dalle aspettative del genere.
Alla fine del viaggio resta una sensazione precisa: quella di una band che non si limita a fare musica, ma trasforma la propria storia in un rito di riconquista. E questo è esattamente ciò che rende “zero.point.genesis” un debutto che merita di essere ascoltato con attenzione e senza fretta.
