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MARILLION – Sounds That Can’t Be Made

Li avevo persi da tempo. Credo sia stato “Marillion.com” l’ultima loro fatica acquistata, circa una quindicina d’anni fa. I miei gusti si sono avvicinati ad altre sonorità, ma è un vero piacere ritrovarmi dopo tanti anni al cospetto di una delle band più longeve ed esplorative che abbia mai conosciuto.

Con “Sounds That Can’t Be Made” la visione musicale del quintetto britannico perpetua nel cercare di allargare i confini, di trovare sempre modi nuovi per far trapelare emozioni che solo la voce di Steve Hogarth riesce ad evocare; diciasettesimo capitolo della variegata storia della band, che dagli inizi degli anni 80 ad oggi ha avuto la coerenza di seguire il proprio estro, passando dal prog rock che tanto pagava dazio agli anni 70 sino al prog/pop intimista e minimale che caratterizza i lavori del nuovo millennio.
L’atmosfera sussurrante di queste nuovissime otto canzoni ci proietta in un mondo parallelo, dove un velo di malinconia permea sontuoso sulle strutture delle songs…sezioni ritmiche minimali, chitarre presenti ma al tempo stesso sognanti e tastiere dal carattere sottile sostengono delle vocals intimiste e profonde, capaci di ‘uscire’ e ‘entrare’ nel sound a proprio piacimento, interpretate da uno Steve Hogarth mai come in questo caso ispirato e paziente; la produzione, forse, è il cruccio di questo disco, non riuscendo a portare a pieno il messaggio dei Marillion (anzi rendendolo a tratti ‘noioso’).
Che Steve Rothery e soci abbiano coraggio lo si può capire già dai diciasette minuti abbondanti dell’opener “Gaza”, dove le cadenze leggere e i suoni dinamici permettono all’ascoltatore di rilassarsi. ”Power” e “Montreal” appaiono i capitoli meglio interpretati dal quintetto, facendo breccia anche nel cuore di quei fans ancora innamorati delle epoche precendenti. Segnalo anche “Lucky Man” tra i capitoli più interessanti, ma l’intero “Sounds Can’t Be Made” deve essere ascoltato con pazienza e concentrazione.

A loro modo i Marillion sanno come stupire: ”Sounds Can’t Be Made” non può e non deve essere paragonato ai dischi di maggior successo (non ho detto ‘migliori’-ndr); si tratta di un’evoluzione naturale, di un processo di maturazione che nessun artista dovrebbe nascondere per ‘paura’. Interessanti e originali. Come un tempo.

  • 8/10

  • MARILLION - Sounds That Can’t Be Made

  • Tracklist

    01. Gaza
    02. Sounds That Can't Be Made
    03. Pour My Love
    04. Power
    05. Montreal
    06. Invisible Ink
    07. Lucky Man
    08. The Sky Above The Rain


  • Lineup

    Steve Hogarth: Vocals
    Steve Rothery: Guitars
    Pete Trewavas: Bass
    Mark Kelly: Keyboards
    Ian Mosley: Drums