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MAYAN – Dhyana

Un disco incredibile, qualcosa di veramente spettacolare. Nonostante l’aspettativa fosse abbastanza alta, difficilmente si sarebbe pensato che la band potesse arrivare ad un risultato così stupefacente, essendo un progetto secondario. Un mix straordinario che presenta tanti stili differenti e un’enorme varietà di voci soliste a disposizione. Ma veniamo dunque alle presentazioni ufficiali del disco: “Dhyana” è il terzo album del progetto capitanato da Mark Jansen (Epica, ex – After Forever), e si presenta in modo eccellente sotto ogni punto di vista. Si può quindi affermare che, come lo stesso Jack Driessen (tastierista e compositore della band) ha confessato ai microfoni di HeavyWorlds, si tratta dell’album più completo e più professionale che la band abbia mai prodotto. Che si tratti finalmente di un punto di svolta per la carriera dei MaYan? È quello che tutti speriamo, e con questo disco forse il sogno può diventare realtà.

L’album si apre subito col primo singolo pubblicato circa un mese prima della data di uscita del disco. Si tratta di “The Rhythm of Freedom”, che non poteva presentare l’album in maniera migliore. Il brano ci introduce infatti a tutte le principali sonorità che caratterizzeranno l’intero progetto. Il secondo e ultimo singolo lanciato dalla band è il brano che dà il nome al disco. Scelta che all’apparenza non sembrerebbe particolarmente insolita, se solo non fosse che la canzone “Dhyana” sia una ballad acustica con parti vocali che variano tra spagnolo, italiano e inglese (tipico dei Mayan). Decisione dunque inusuale per un singolo, che riesce comunque a lasciare il segno e ad aggiungere al disco quella nota di dolcezza e quiete in un album caratterizzato da molti cambi atmosfera. Come lei, anche “Satori” riesce a regalare certe sensazioni all’ascoltatore che si sente cullato dalle voci di Laura e Marcela.

Per il resto, il disco presenta una produzione pressoché uniforme, eccezion fatta per “Rebirth of Despair” e “The illusory Self”: brani dalla rispettiva lunghezza di 7 e 9 minuti che presentano strutture più complesse e alcune parti strumentali ricche di affascinanti tecnicismi.

Difficile invece stabilire quale sarà il brano capace di strappare il premio di miglior pezzo dell’album, ma tra le tante candidate ci sono sicuramente “Tornado of ThoughtsI don’t Think Therefore i Am” e “The Flaming Rage of God”, che sarà sicuramente apprezzata dai fan degli Epica. Il brano infatti evidenzia in modo particolare l’intenzione di Mark Jansen di ricreare un sound simile a quello utilizzato per “The Holographic Principle”.

Insomma, da quest’album potevamo imbatterci in tanti risultati diversi, e a quanto pare il supergruppo olandese ha deciso di non deludere minimamente le aspettative e di non lasciare nulla al caso, pubblicando un disco che ha tutto il potenziale per portare (meritatamente) i MaYan ad un livello superiore.

  • 9/10

  • MAYAN Dhyana

  • Tracklist

    01. The Rhythm of Freedom

    02. Tornado of Thoughts – I don’t Think Therefore i Am

    03. Saints don’t Die

    04. Dhyana

    05. Rebirth of Despair

    06. The Power Process

    07. The illusory Self

    08. Satori

    09. Maya – The Veil of Delusion

    10. The Flaming Rage of God

    11. Set me Free


  • Lineup

    Mark Jansen: Voce growl

    George Oosthoek: Voce growl

    Adam Denlinger: Voce (maschile)

    Henning Basse: Voce (maschile)

    Laura Macrì: Voce(femminile)

    Marcela Bovio: Voce (femminile)

    Jack Driessen: Tastiere

    Frank Schiphorst: Chitarra

    Merel Bechtold: Chitarra

    Arjan Rijnen: Chitarra

    Jord Otto: Chitarra

    Roel Käller: Basso

    Ariën van Weesenbeek: Batteria


  • GenereSymphonic Metal, Progressive Metal, Death Metal, Symphonic Death Metal
  • Anno2018
  • Casa discograficaNuclear Blast
  • Websitehttp://mayanofficial.com