L’ispirazione è l’anima di ogni artista: qualsiasi opera, anche la più mediocremente composta, deriva dalla stimolazione della propria arte, dal voler creare qualcosa che ci rappresenti il meglio possibile e dall’impavida curiosità di sapere cosa ne pensa il resto del globo terracqueo.
Credo che in queste considerazioni possiamo lanciare l’amo e pescare il nuovo album dei crucchissimi Primal Fear; sembra ieri che ho accolto a braccia aperte il precendente “16.6 – Before The Devil Knows You’re Dead” di quasi tre anni fa, album che ha portato il quintetto a livelli impensabili, imbarcandoli in numerosi tour il cui risultato è rappresentato nella pubblicazione di un live e di un dvd. Ma questo è il passato e tocca a queste dodici nuove creature finire sotto i riflettori.
“Unbreakable” è un disco ispirato più che mai: si respira power metal fatto con il cuore, con il sudore e con tanta pazienza. Lo stile di Scheepers e soci non tradisce i propri canoni, confermando quanto detto nell’album precedente ma aggiungendo sempre una gradevole freschezza e tanto gusto; la produzione, affidata come sempre a Mat Sinner, è limpida e cristallina, cosa che riesce a combinarsi eccezionalmente con le performance ‘svizzere’ del quintetto, forgiando un album che si apprezza già ai primi ascolti.
A dominare sono i mid tempos lanciati come “Strike”, “Give’em Hell” e “Metal Nation”, dove i cori easy si uniscono a un serrato lavoro delle ritmiche; grandiose anche la solida “Bad Guys Wear Black” e le potenti “And There Was Silence” e “Born Again”, anche se songs come “Where Angels Die” e “Unbreakable (Part 2)”, delle voci fuori coro, rendono questo platter ricco a non finire.
L’ottava creatura in casa Primal Fear pone l’attenzione sulla crescita della band che mai come in questo disco appare unita e convincente. I Primal Fear li conoscete come sono, non occorre aggiungere altro!
