{"id":17075,"date":"1999-11-30T00:00:00","date_gmt":"1999-11-30T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.heavyworlds.com\/it\/reports\/gods-of-metal-2010-terza-giornata\/"},"modified":"2018-09-23T22:30:18","modified_gmt":"2018-09-23T20:30:18","slug":"gods-of-metal-2010-terza-giornata","status":"publish","type":"reports","link":"https:\/\/www.heavyworlds.com\/it\/reports\/gods-of-metal-2010-terza-giornata\/","title":{"rendered":"GODS OF METAL 2010 &#8211; terza giornata"},"content":{"rendered":"<p>La terza giornata del Gods Of Metal 2010 \u00e8 quella pi\u00f9 succulenta, proponendo una schiera di band molto classica, forse anche un po\u2019 prevedibile visto che bene o male, tranne un paio di casi, sono tutti gruppi che dalle nostre parti si riescono a vedere senza troppi problemi; \u00e8 fuori discussione, per\u00f2, che di fronte a certi nomi i brividi lungo la schiena corrono sempre e comunque. Cos\u00ec, pur con lo spostamento della kermesse nell\u2019infognato recinto da animali del Parco della Certosa Reale (che detto cos\u00ec fa figo e pensi a una reggia, peccato che del parco abbiano concesso per l\u2019evento l\u2019angolo pi\u00f9 infimo di tutta l\u2019area circostante), una buona massa di metallari si riversa gi\u00e0 dalla tarda mattinata in quel di Collegno. <br \/> A livello organizzativo, le pecche sono le solite: una zona concerti inadeguata, ingiuriosa addirittura rispetto ad altre edizioni del medesimo festival, visto che l\u2019Idroscalo di Milano, L\u2019Arena Parco Nord o il Brianteo di Monza erano sicuramente luoghi pi\u00f9 ospitali di questo ammasso di ghiaia, cemento ed erba rada, assai ristretto, in cui ci siamo ritrovati a deambulare tutto il giorno. Altro annoso problema, irrisolto e qualche volta ai limiti del comico e dell\u2019assurdo, l\u2019impossibilit\u00e0 di muoversi liberamente dentro e fuori l\u2019area concerti. L\u2019uscita dall\u2019arena \u00e8 concessa a sprazzi, e quando pensi che finalmente ci sia stato un processo evolutivo nella gestione dei flussi umani, con il sagace uso dei braccialetti per contrassegnare chi ha gi\u00e0 mostrato il biglietto all\u2019entrata e consentirgli di andare dove gli pare per tutta la giornata, ecco che con grande sconcerto del sottoscritto, e non solo, vedi che il tuo bel bracciale nero ti viene tagliato appena rientri in zona palchi. Ehhhh???? Che senso ha tutte le volte dare il braccialetto e poi tagliarlo? Non basta metterlo su una volta e tenerlo tutto il giorno, invece di doverne utilizzare uno nuovo all\u2019uscita successiva? Misteri\u2026 Infatti i bracciali verso sera finiscono e ti mettono un timbro sul biglietto, per dire della confusione imperante e dell\u2019incapacit\u00e0 di gestire la situazione. Cervellotico e indisponente \u00e8 anche il metodo di pagamento agli stand delle cibarie, come al solito troppo pochi e con prezzi omicida: non pi\u00f9 vil denaro ma gettoni, da ottenere di fianco al guardaroba: se l\u2019idea doveva servire a snellire le code, direi che non solo ha fallito, ma ha centrato il non invidiabile risultato di raddoppiare le attese. Una coda per i gettoni, un\u2019altra per ordinare, un\u2019altra per mangiare. Un\u2019agonia, dalla quale personalmente mi sono sottratto per rivolgermi a rivenditori esterni. Detto di una zona stand sempre troppo povera rispetto ai festival esteri e del posizionamento del secondo palco non troppo felice (anche se qui, a dire il vero, dato lo spazio a disposizione non si poteva poi fare molto), possiamo passare ai lati positivi, cio\u00e8 tutto il resto. Dal punto di vista musicale la giornata \u00e8 stata davvero di alto profilo, con esibizioni tra il buono e lo spettacolare spinto, suoni sempre all\u2019altezza (un evento) e orari pienamente rispettati (quasi commuovente per gli italici standard). <\/p>\n<p><center><img decoding=\"async\" src=\"images\/loghibands\/Devin%20Townsend%20Project%20logo.jpg\" mce_src=\"images\/loghibands\/Devin Townsend Project logo.jpg\" alt=\"imm\" width=\"300\"><\/center><\/p>\n<p>Il Devin Townsend odierno fa impressione: per chi lo ricordava stempiato e con i capelli lunghi ai lati, con l\u2019area spiritata e l\u2019occhio fuori dalle orbite, la sua metamorfosi recente, che ce lo presenta oggi totalmente rasato e quasi umano nell\u2019espressione facciale, ci lascia disorientati. La nuova serenit\u00e0 che avrebbe trovato a livello personale nell\u2019ultimo periodo della sua vita, perfettamente riflessa negli ultimi due dischi pubblicati, <b>Ki<\/b> e <b>Addicted<\/b>, gli permette di presentarsi al pubblico in una veste totalmente diversa da come ce lo ricordavamo. Quello che non \u00e8 mutato in questi anni \u00e8 la sua capacit\u00e0 di entrare in simbiosi con l\u2019audience, qualsiasi cosa suoni, e di riuscire a creare simultaneamente nelle sue canzoni tanto una sensazione di leggerezza estrema e di irrealt\u00e0, quanto una potenza metallica pura e vitale. Gli occhi sono tutti per Heavy Devy, che regala smorfie assurde e movimenti corporei tra il clownesco, il cartone animato in carne ed ossa, il malato mentale consapevole e il bambino capriccioso. La sua chitarra disegna atmosfere lunatiche, in bilico tra ragione e follia, un attimo l\u2019incedere \u00e8 quello di un prog rock lievemente mosso, quello dopo \u00e8 un\u2019onda di tempesta che ti travolge e ti sbatte in un\u2019altra dimensione. Fragili equilibri si compongono e si frantumano, con la voce di Devy che tra un effetto e l\u2019altro sa essere suadente e aggressiva mantenendo una pulizia di fondo che sa di digitale e di futuristico, pur provenendo da viva voce di essere umano.<br \/> Con soli 45\u2019 minuti a disposizione, il musicista canadese riesce comunque a soddisfare un po\u2019 tutte le preferenze di chi ascolta: qualcosa dalle sue ultimi creazioni (<b>Addicted<\/b>, <b>Supercrush<\/b>), assaggi prelibati dal materiale degli anni \u201990, una perla di <b>Physicist<\/b> (la splendida <b>Kingdom<\/b>), una chiusura stralunata sulle ali dell\u2019anthem fintamente guerresco e conquistatore <b>By Your Command<\/b>, proveniente da quel gran disco, in attesa di celebrazione postuma fra qualche decennio, che \u00e8 <b>Ziltoid The Omniscient<\/b>. Appena prima di questo pezzo, \u00e8 proprio il caro alieno Ziltoid che fa la sua comparsata e consegna a Devy la chitarra:  un\u2019ultima trovata burlesca tra le tante simpatiche smorfie di cui il nostro eroe ci ha fatto dono, insieme alla sua musica sublime.<\/p>\n<p><center><img decoding=\"async\" src=\"images\/loghibands\/Anvil%20logo.gif\" mce_src=\"images\/loghibands\/Anvil logo.gif\" alt=\"imm\" width=\"300\"><\/center><\/p>\n<p>Con qualche minuto di anticipo sul programma, arrivano sul palco piccolo del Gods i canadesi Anvil, un\u2019istituzione dell\u2019universo hard\u2019n\u2019heavy con i suoi trent\u2019anni di attivit\u00e0. La gioia di suonare di Lips e compagni \u00e8 una delle immagini pi\u00f9 belle che il metal possa regalare, e l\u2019allegra combriccola sale sul palco con la carica di sempre, allietando fin dalle prime note un pubblico che mescola thrashers indefessi e nuove leve incuriosite. Speed metal, hard rock, heavy classico si alternano nelle composizioni del terzetto, che scatena un sano pogo nel mezzo, celebrato con convinzione tra gli irriducibili della vecchia scuola. Uno show degli Anvil mescola tanta buona musica e momenti boccacceschi, ecco allora il sorridente singer tirar fuori dalla tasca il mitico vibratore con cui ogni tanto si diletta a suonare la chitarra, che vibra entusiasta come una scafata pornostar quando viene toccata dal membro artificiale. Modulando l\u2019arnese alle sue diverse velocit\u00e0 (quali portentosi aggeggi ci regala la tecnologia\u2026), Lips ci suona un assolo bello stridente, prima di rituffarsi nel macello di note che gli \u00e8 consueto proporre. L\u2019assolo di batteria di <b>Robb Reiner<\/b> \u00e8 un altro stacco all\u2019assalto sparato della band, che chiude con l\u2019inno che contraddistingue al meglio il suo operato: <b>Metal On Metal<\/b>. Song cadenzata, viziosa, uno di quegli inni che non moriranno mai. La voce sgraziata di Lips \u00e8 incantevole pi\u00f9 di quella di una sirena quando canta: \u201cMetal on metal, never will die,  parties and concerts, keep it alive\u201d, e l\u2019emozione per questo brano \u00e8 tanta, anche per chi non l\u2019aveva mai sentito prima. Grandi Anvil!<\/p>\n<p><center><img decoding=\"async\" src=\"images\/loghibands\/Saxon_logo.jpg\" mce_src=\"images\/loghibands\/Saxon_logo.jpg\" alt=\"imm\" width=\"300\"><\/center><\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019ennesima volta che vedo i Saxon negli ultimi anni, e non ne ho mai abbastanza. Questa volta sono chiamati a sostituire i defezionari <b>Ratt<\/b>, a un orario inadeguato alla loro storia, ma la professionalit\u00e0 della band \u00e8 sempre encomiabile e quando salgono on-stage e iniziano a martellare senza sosta sulle note di <b>Heavy Metal Thunder<\/b>, si capisce subito che assisteremo a un concerto all\u2019altezza della loro fama. Data l\u2019esiguit\u00e0 del minutaggio, i Saxon non completano le consuete scorribande tra passato e presente, e preferiscono stare dalle parti degli evergreen, concedendo al materiale recente il suo momento di gloria nella quadrata <b>Live To Rock<\/b>. Per il resto \u00e8 una lotta di classici, proposti impeccabilmente e con vigorosa grinta dal gruppo, arrivato in questi anni a un grado di affiatamento e a un livello di performance tale da essere inattaccabile a qualsiasi critica. Il pubblico \u00e8 dalla loro e incuranti del caldo abbrustolente ci si scatena sulle ritmiche telluriche di <b>Dogs Of War<\/b>, mid-tempo granitico potenziato mille volte dall\u2019ugola di Biff, che non accenna mai ad infiacchirsi. Il singer \u00e8 in formissima, da far invidia ai tanti che iniziano inesorabilmente a invecchiare gi\u00e0 passati i vent\u2019anni. Gli altri del gruppo seguono a ruota, non contentandosi di fare il compitino ma dando sempre una marcia in pi\u00f9 alle composizioni. Il picco dello show \u00e8 rappresentato da <b>Princess Of The Night<\/b> e <b>Crusader<\/b>: la prima travolge con uno dei riff pi\u00f9 elettrizzanti della storia del rock, la seconda sboccia in tutta la sua epicit\u00e0 nell\u2019aria carica di umidit\u00e0 di Collegno, armando di elmo e scudo crociato tutti i convenuti. <b>Wheels Of Steel<\/b> \u00e8 l\u2019occasione per far duellare la platea a chi urla pi\u00f9 forte, con Biff che dirige le operazioni prima di riprendere a cantare e di condurci nella parte terminale dello show. <b>Denim And Leather<\/b> viene doverosamente dedicata a <b>Ronnie James Dio<\/b>, e stranamente non chiude le ostilit\u00e0, perch\u00e9 i cinque minuti che mancano allo scadere del tempo previsto i Saxon non se li vogliono perdere e scagliano una delle loro hit pi\u00f9 tirate, <b>Dallas 1 p.m.<\/b>, e il cervello di quel gran puttaniere di Kennedy salta per aria un\u2019altra volta. I Saxon bisognerebbe clonarli.<\/p>\n<p><center><img decoding=\"async\" src=\"images\/loghibands\/UDO.jpg\" mce_src=\"images\/loghibands\/UDO.jpg\" alt=\"imm\" width=\"300\"><\/center><\/p>\n<p><b>Udo<\/b> \u00e8 una delle cose pi\u00f9 tedesche in circolazione. E\u2019 un personaggio fantastico, unico e inconfondibile a livello musicale, leggendario anche a livello fisico, tarchiato e possente come solo un operaio di un\u2019acciaieria della Ruhr potrebbe essere. Sar\u00e0 un metro e sessanta d\u2019uomo, compattissimo, ha uno sguardo magnetico impressionante, \u00e8 quasi uno specchio. L\u2019occhio chiarissimo scruta e concupisce, la sua band, dalle note quanto mai simili agli <b>Accept<\/b>, \u00e8 una macchina di metallone teutonico quadrato e dalle melodie ispiratissime. Il singer non ha pi\u00f9 la potenza incontrastata della giovinezza ma fa ancora una gran figura, \u00e8 rimasta infatti l\u2019asprezza della voce, grattata e sporca come nessun altro riuscirebbe a riprodurla. Udo si presenta on-stage in un elegantissimo completo militare tendente al grigio, che lo fa sembrare un esperto generale pronto a partire in missione all\u2019estero. Le movenze on-stage sono grandiose: si piazza in un punto e inizia a caracollare sulle gambe tutto preso dall\u2019andamento del pezzo, lo vedi assorto e concentrato, contento di quello che sta facendo ed estremamente partecipe alla propria musica. Pezzi come <b>Thunderball<\/b> e <b>Man And Machine<\/b> fanno breccia nell\u2019audience, non c\u2019\u00e8 bisogno di conoscerle a menadito per andarci dietro e i chorus vengono cantati da tutti senza alcuna difficolt\u00e0. Una breve pausa introduce al momento che tutti stavano aspettando maggiormente, ovvero una manciata di song di acceptiana memoria. Ne arrivano solo due, ma sono oro zecchino. Con <b>Metal Heart<\/b> e <b>Balls To Wall<\/b> si va sul sicuro, e grazie a una coppia di chitarre veramente di alto livello rappresentata da <b>Igor Gianola<\/b> e dal sempiterno <b>Stefan Kaufmann<\/b> le versioni odierne non sfigurano rispetto a quelle acceptiane. Udo si diverte a farci cantare fino alla nausea questi refrain immortali, accompagnando con una mimica facciale incredibile le urla dei fans. Il piccolo singer non tradisce.<\/p>\n<p><center><img decoding=\"async\" src=\"images\/loghibands\/Cannibal%20Corpse%20logo.jpg\" mce_src=\"images\/loghibands\/Cannibal Corpse logo.jpg\" alt=\"imm\" width=\"300\"><\/center><\/p>\n<p>Un buon modo di cercare la morte con molto onore. Buttarsi nel pit durante l\u2019esibizione dei Cannibali \u00e8 questo, e anche di pi\u00f9, una macelleria a cielo aperto ricolma dei peggio miasmi e dei peccati pi\u00f9 turbi. Il brutal si sta portando a vertici di caos e tecnica delirante, ma se si vuole ascoltare questo tipo di musica nella sua forma pi\u00f9 pura, gli uomini di George \u201cCorpsegrinder\u201d Fisher rimangono imbattibili. Formazione schierata larga sullo stage, chiome costantemente roteanti a sprezzo dell\u2019integrit\u00e0 vertebrale, suoni grassi e debordanti: non si pu\u00f2 chiedere di meglio. Sacrificando qualcosina alla precisione, e buttandola sulla brutalit\u00e0 smodata, le leggende del death metal colpiscono convinti per tutta l\u2019ora a disposizione, scatenando il solito putiferio sotto il palco. L\u2019atmosfera, gi\u00e0 rovente per la temperatura, si alza a livelli inenarrabili man mano che il concerto procede. Il Corpsegrinder \u00e8 particolarmente in forma, la sua furia crescente si abbatte su una folla sempre pi\u00f9 incattivita dal ripescaggio dei classici di lusso della formazione floridiana. <b>Skull Full Of Maggots<\/b> e <b>Devoured By Vermin<\/b> sono le canzoni che pi\u00f9 esaltano gli astanti, ma \u00e8 con <b>Hammer Smashed Face<\/b> che si arriva all\u2019apice dell\u2019intensit\u00e0. Lo scambio di sguardi iracondi tra pubblico e singer rimane per tutta l\u2019esibizione simile a quello di due bestie che stanno per scannarsi reciprocamente, e pur rimanendo tutti quanti illesi, moralmente ci si \u00e8 davvero scarnificati fino al midollo.<\/p>\n<p><center><img decoding=\"async\" src=\"images\/loghibands\/Soulfly%20-%20logo.jpg\" mce_src=\"images\/loghibands\/Soulfly - logo.jpg\" alt=\"imm\" width=\"300\"><\/center><\/p>\n<p>Max ha raggiunto in questi anni un girovita di livello ragguardevole, la sua chioma \u00e8 un covone di fieno incrociato a un cespuglio di rovi, mette sandali da monaco tutto l\u2019anno, incurante dello scorrere delle stagioni, veste completi militari da assalto ai vietcong in ogni occasione. Un altro conciato cos\u00ec scatenerebbe risate incontenibili, lui no: lui rappresenta uno dei massimi simboli del metal estremo, e anche in queste condizioni emana il consueto carisma. Conta poco che i Soulfly si esibiscano sul palco piccolo, Max \u00e8 infoiato alla sua maniera e ci d\u00e0 dentro come se fosse l\u2019headliner assoluto. La voce regge bene e Rizzo alla chitarra solista non sbaglia un colpo, mentre gli aficionados dei nostri si stringono attorno al piccolo stage non facendo mancare nemmeno per un attimo il supporto ai quattro musicisti.<br \/> I Soulfly non fanno miracoli, ma le loro sfuriate minimali, ai limiti dell\u2019hardcore, i loro consumati tribalismi, la carica caotica di Max sono ingredienti sempre vincenti. Aggiungeteci strategici stacchi ritmici per far saltare all\u2019unisono il pubblico, e il gioco \u00e8 fatto. <b>Prophecy<\/b>, <b>Blood Fire War Hate<\/b>, <b>Unleashed<\/b> (su cui si scatena un wall of death) sono sempre dei signori pezzi e l\u2019esibizione fila via tra i cori entusiastici di un pubblico che non ne avrebbe mai abbastanza del buon Max e della sua combriccola. I momenti topici sono (ma c\u2019\u00e8 bisogno di dirlo?) gli unici due pezzi dei <b>Sepultura<\/b> proposti quest\u2019oggi, <b>Attitude<\/b> e <b>Refuse \/ Resist<\/b>, ma tutto lo show va in archivio pi\u00f9 che positivamente.<\/p>\n<p><center><img decoding=\"async\" src=\"images\/loghibands\/motorhead.jpg\" mce_src=\"images\/loghibands\/motorhead.jpg\" alt=\"imm\" width=\"300\"><\/center><\/p>\n<p>Basterebbero logo della band a fondo palco, muro di Marshall dominante sul pubblico, e l\u2019apparizione dei tre musicisti a spiegare la situazione nella sua ovviet\u00e0. La cronaca del concerto la potete scrivere voi, se appena appena conoscete i Motorhead vi potete immaginare quello che \u00e8 successo. Se cos\u00ec non \u00e8, posso impegnarmi quanto ho voglia, ma una reale descrizione di cosa voglia dire partecipare a un concerto degli immortali rockers inglesi sar\u00e0 sempre insufficiente a spiegarne la grandezza. Per capire qualcosa di pi\u00f9, ancora prima che il trio salga (con un quarto d\u2019ora di ritardo) sul palco, meglio guardare negli occhi i presenti, che si assiepano attorno al palco come alla venuta di un messia. Giovani e meno giovani, fan dei <b>Bullet For My Valentine<\/b> e defenders, deathsters truci e powerofili di primo pelo, non ci sono distinzioni tra genti diverse quando mister Lemmy Kilmister, con voce arrochita, scandisce: \u201cWe Are Motorhead, And We Play Rock\u2019n\u2019Roll!\u201d. Se l\u2019attacco \u00e8 ultraclassico (<b>Iron Fist<\/b> e <b>Stay Clean<\/b>), gi\u00e0 al terzo pezzo si cambiano un po\u2019 le carte in tavola e arrivano le giovincelle <b>Be My Baby<\/b> (da <b>Kiss Of Death<\/b>, una song dal riffing metallico e serrato), e <b>Rock Out<\/b>, tradizionale anthem a volume spianato proveniente dall\u2019ultimo <b>Motorizer<\/b>. Dopo un\u2019aggiustatina al drum-kit di <b>Mikkey Dee<\/b> \u00e8 l\u2019ora di <b>Metropolis<\/b>, seguita in un amen (le interruzioni e il dialogo col pubblico non sono mai state una specialit\u00e0 di casa Motorhead) da <b>One Night Stand<\/b> e <b>The Thousand Names Of God<\/b>, brano di chiusura dell\u2019ultimo album. A met\u00e0 concerto sono gi\u00e0 tutti con la bava alla bocca dalla contentezza, eppure manca ancora tanta roba: <b>I Got Mine<\/b> (da <b>Another Perfect Day<\/b>), <b>Cradle To The Grave<\/b> (un\u2019oscura b-side), il capolavoro <b>In The Name Of Tragedy<\/b>, palcoscenico perfetto per l\u2019assolo di Dee. Sul finale, poche sorprese: l\u2019armageddon di <b>Going To Brazil<\/b>, <b>Killed By Death<\/b>, l\u2019obbligatorio bis con le immancabili <b>Ace Of Spades<\/b> e <b>Overkill<\/b>. E sugli strumenti in saturazione totale di questo pezzo, col pubblico meno smaliziato che resta fisso sul palco sperando che lo show abbia ancora un prolungamento, il Gods 2010 si chiude in bellezza, lasciando un ricordo migliore di quelle che erano le aspettative della vigilia.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"class_list":["post-17075","reports","type-reports","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>GODS OF METAL 2010 - terza giornata - Heavyworlds.com<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.heavyworlds.com\/it\/reports\/gods-of-metal-2010-terza-giornata\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"GODS OF METAL 2010 - terza giornata - Heavyworlds.com\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La terza giornata del Gods Of Metal 2010 \u00e8 quella pi\u00f9 succulenta, proponendo una schiera di band molto classica, forse anche un po\u2019 prevedibile visto che bene o male, tranne un paio di casi, sono tutti gruppi che dalle nostre parti si riescono a vedere senza troppi problemi; 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