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HOLLOW HAZE – Camillo Colleluori

Con “End Of A Dark Era” gli Hollow Haze potrebbero essersi conquistati un posto in prima fila nella scena italiana, grazie a un’uscita ben mediata tra classico e moderno, un elaborato cocktail di pulsioni progressive, thrash e power, che permette al terzo disco del gruppo di far breccia all’interno di un’audience molto variegata e poco incline ad accontentarsi della solita minestra riscaldata. Ai nostri microfoni (virtuali, l’intervista si è svolta via mail) il batterista della formazione Camillo Colleluori.

“End Of A Dark Era” rappresenta il terzo disco della vostra carriera, a due anni da “The Hanged Man”. Avete cercato di mantenervi abbastanza vicini al predecessore come sound, o avete optato per dei cambiamenti significativi?

Credo che rispetto ai precedenti lavori degli Hollow Haze il cambiamento sia abbastanza radicale. Questo è attribuibile, sostanzialmente, al fatto che la band è stata completamente rinnovata nella line-up.Ad eccezione del solo Nick, tutti i membri attuali sono entrati in gioco dalla realizzazione di “End Of A Dark Era”. Anche se dal punto di vista compositivo Nick resta di fatto il mastermind della band, l’entrata in formazione di nuovi elementi con nuove caratteristiche influenza in maniera decisiva il lavoro di arrangiamento finale dei brani.

La vostra proposta, sottoposta a un primo ascolto abbastanza superficiale, potrebbe essere facilmente inquadrabile nell’heavy classico, con qualche influenza moderna, più che altro a livello di produzione. Tendendo meglio l’orecchio, però, si scopre che c’è molto altro da scoprire. Progressive, atmosfere digitali, echi dei Savatage con Stevens alla voce, richiami a Nevermore, Masterplan e ai Judas Priest ipervitaminizzati del periodo di “Jugulator”-“Demolition”. Quali pensate che siano le peculiarità del vostro sound? Quanto vi sentite vicino alle band che ho menzionato?

Le band che hai citato, ad esclusione dei Judas, non sono delle nostre dirette influenze. Ma al di là di questo, in fase di composizione i vari imprinting stilistici hanno agito in modo totalmente inconscio. In nessun modo ci si era prefissati degli schemi, se non quelli di registrare l’album heavy metal che ci sarebbe piaciuto ascoltare. Inevitabilmente, questo aspetto farà sì che nessuna creazione “artistica” aderisca oltre una certa misura a stilemi pre-confezionati. Intendiamoci, nessuno inventa niente, ma sicuramente una certa dose di originalità è insita in chiunque abbia un’ambizione compositiva.

La cupezza di fondo del vostro ultimo disco lascia affiorare, timidamente, la speranza, e d’altronde il titolo del disco proprio a questo tende, a infondere ottimismo nel futuro dopo un periodo terribile. Qual è l’Era Oscura a cui fate riferimento e perché è finita? Qual è il filo conduttore, a livello lirico, che collega le canzoni tra loro?

Hai perfettamente centrato il punto. La cupezza a cui fai riferimento va proprio intesa in un senso descrittivo della modernità. Tuttavia, lungi da noi il glamour del disfattismo e della negatività, che rappresenta il perfetto alibi per la necrosi spirituale. Al contrario, la durezza della nostra epoca è qui vissuta come un obbligatorio passaggio negli inferi per la definitiva e gloriosa rinascita della spiritualità a cui l’essere umano è, per sua stessa natura, fatalmente destinato. Quindi la speranza in noi non è affatto “timida”, ma il sentimento potentissimo che lega l’uomo alla sua natura trascendentale.

La line-up ha subito cambiamenti radicali rispetto al disco precedente. Come mai sono avvenuti questi avvicendamenti? Cos’hanno portato, di nuovo e di diverso, i musicisti entrati in formazione?

Qui ritorniamo alla prima domanda. Purtroppo nel nostro paese non si è mai sviluppata una scena “professionale” nell’ambito del metal, se escludiamo alcuni eccezionali casi noti a tutti. Il paradosso di una scena è tutta lì. Se da una parte abbiamo alcune band che hanno varcato i confini nazionali con riscontri nei mercati internazionali, dall’altra tutto ciò che è legato a questa musica naviga in un dilettantismo totale. I locali in cui proporre con adeguato supporto strutturale uno spettacolo di metal sono molto rari, ed in questi le bands, molto spesso, alla fine della giornata, tutto sommato non ci hanno recuperato nemmeno le spese. Il dato economico è quello che stabilisce la possibilità o meno di portare avanti una band. In quest’ottica è inevitabile che le formazioni subiranno continuamente avvicendamenti e turbolenze proprio nella misura in cui una band “cresce” sotto tutti i punti di vista. Più su si va, più soldi servono. Stop. In particolare, io sono il membro più “anziano” della band, e suono anche in altre svariate situazioni professionali. Beh, se non fosse per la passione che mi lega al genere… Il confronto con qualsiasi altro ambiente musicale,rispetto al nostro amato heavy metal, è veramente impietoso.

La produzione del disco è davvero di gran livello, siete riusciti a trovare una veste sonora che calza a pennello alle atmosfere del disco. Avete utilizzato qualche soluzione particolare per giungere a questo risultato?

Dell’aspetto della produzione si è occupato interamente Nick nel suoi Remaster studio a Vicenza. La qualità del suo lavoro è ormai nota ai più, al punto tale che spesso i suoi “clienti”vengono dalle più disparate zone del pianeta. Come produttore e titolare dell’etichetta da lui creata (Crash and Burn Records), l’ascesa di Savio dovrebbe essere motivo d’orgoglio per tutta la scena. Dal momento che conosco perfettamente la cura maniacale (a volte quasi folle) con cui Nick affronta il lavoro alla consolle, a riguardo non dirò nulla…per evitare qualche gaffes… Ah Ah Ah!!!!

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Il lavoro di chitarre media alla perfezione cupezza, complessità, spunti progressive e impennate di violenza. Come siete riusciti a trovare l’equilibrio tra questi elementi, senza sacrificare l’impatto a favore del virtuosismo?

Abbiamo trovato l’equilibrio di cui parli nell’unico modo possibile…. NON CERCANDOLO.

Un processo di creazione artistica è un momento di immersione nell’inconscio. Un gesto di totale rispetto nei confronti di se stessi. Nessun “artista” potrebbe mai parlare dell’ispirazione con elementi che in qualche modo attengono alla volontà di ottenere qualcosa, se non per affrontare la cocente delusione del fallimento. Quando si fa accenno ad esempio al virtuosismo se ne parla in un’accezione che fa quasi da contraltare ad un atteggiamento di umiltà nei confronti della composizione stessa, ma questo è un assurdo. Ci sono musicisti che hanno composto musica immortale con milioni di note, altri che l’hanno fatto con decine, chi può giudicare questo? Secondo me…. Paganini e Paul Mc Cartney sono amici!

E’ decisamente sopra le righe la performance di Ramon Sonato alla voce, tagliente ed espressivo come ogni metal singer dovrebbe essere: quali sono le sue esperienze precedenti? In cosa differisce dal suo predecessore Ivan Rave e da Dan Keying?

Lasciami dire una cosa….Ramon è un vero Rocker!!!!
Il suo ingresso nella band ha coinciso con l’arrivo delle borchie nel guardaroba. E’ una forza della natura ed è stato esattamente quello di cui la band aveva bisogno in quel momento. Lui suona anche in una tribute band di Ligabue… ah, no no… scusate… dei Judas Priest, che si chiama Chrome Steel. Per quanto riguarda le differenze di stile con gli altri cantanti, credo che l’ascolto del cd non lasci dubbio alcuno al riguardo. I precedenti, ottimi, cantanti avevano delle caratteristiche più progressive, probabilmente, mentre Ramon fa innalzare le corna al cielo!!!

Un aspetto vincente di “End Of A Dark Era” è quello di essere fuori dagli schemi pur non ricorrendo a soluzioni istrioniche o avanguardistiche, ma solo perché ha vita propria e non si appoggia ad altri gruppi per far valere le proprie doti. Credi sia stato riconosciuto nelle recensioni questo aspetto?

Credo proprio di sì. Tutte le recensioni sono state più che lusinghiere, e quasi tutte hanno riconosciuto alla band la propria dose di originalità. Per noi non è contrapposto il desiderio di omaggiare la lezione impartita dai grandi del passato, con l’esigenza di “essere” ciò che si è.

C’è qualcosa dell’esperienza coi Cyber Cross che ogni tanto confluisce nella musica degli Hollow Haze, o le due entità sono nettamente separate e non c’è il rischio che una influenzi l’altra?

Chiaramente il fatto che tre elementi dei Cyber Cross siano negli Hollow Haze ha una sua ricaduta nell’aspetto puramente tecnico-musicale, per il resto le due entità sono nettamente distinte sotto tutti i punti di vista.

Come vi state muovendo dal vivo? Cosa bolle in pentola a livello di concerti?

Dal punto di vista live abbiamo un calendario di date autogestite al quale si affiancherà, tra poco, l’attività della nostra agenzia di Booking che è la Extreme Agency, e chiunque volesse essere informato dei nostri show può visitare il nostro MySpace o le pagine di Facebook. Su YouTube segnalo inoltre il video clip di “Coming From Hell”, che attende i commenti di orde di metalheads!

Lascio a voi le ultime parole per chiudere degnamente l’intervista.

Per concludere ringrazio tutti i lettori di Heavyworlds invitandoli all’ascolto del nostro cd. La musica si crea se qualcuno la ascolta, per cui aspetto il vostro feedback. Keep the flame alive!