Un omaggio ai propri luoghi d’origine, le dolomiti bellunesi, alla magia delle montagne, delle valli; un’ode alle genti che in questi luoghi hanno abitato, ai miti e alle leggende tramandati di generazione in generazione. Questo è “Belo Dunum, Echoes From The Past”, nato dalla sentita urgenza da parte dei membri della band di raccontare in musica l’epopea delle terre da cui sono nati, farne uscire tutta la bellezza, l’asprezza, il fascino, attraverso un lavoro in cui armonizzare la ferina identità extreme metal e istanze musicali atte a evocare emozioni antiche.
Epos, orgoglio, sofferenza e onore si mischiano in un album estremo feroce e al tempo stesso atipico, nel quale il death si mischia a gelide orchestrazioni simili a quelle normalmente utilizzate dai Nile e a intense clean vocals, in alcuni casi contraddistinte da cori molto epici. Questi inserti arricchiscono il suono e gli danno angolazioni nuove rispetto a quelle solite del death, senza però snaturarne l’essenza. Il dilemma, spesso irrisolto, per chi da suoni “classici” tende alla contaminazione con mondi sonori antitetici al proprio, è quello di trovare l’amalgama corretto per non far sembrare la propria musica una semplice giustapposizione di soluzioni tra loro slegate. Per i Delirium X Tremens non si ha neanche per un istante una tale sensazione, merito di una scrittura ispirata, tesa ad assemblare brani accattivanti, scarnificanti e complessi il giusto.
Visceralità ed atmosfera si danno il cambio in canzoni cruente, che non lesinano in sfuriate brutal, brevi stacchi mosh, doppio growl e riff ora ammorbanti, ora taglienti. Il suono è moderno, corposo, molto equilibrato, a sottolineare un lavoro di squadra dove tutti fanno la loro parte e non emerge un musicista sull’altro.
I ritmi, a parte gli stacchi più atmosferici, sono tendenzialmente elevati, non temano quindi i death metallers più intransigenti, il pane per i loro denti non manca di certo. Ci sono però alcuni pezzi che esaltano particolarmente i toni della narrazione, staccandosi in modo più marcato dal death puro. Stiamo parlando di “Artiglieria Alpina”, dove possiamo quasi sentire il fiato degli alpini congelarsi mentre difendono al gelo il suolo italiano dalle avanzate nemiche, tra intermezzi marziali a riecheggiare i colpi delle armi ed efficaci, sanguigne, invettive in italiano; oppure della trilogia conclusiva dedicata alla tragedia del Vajont, dallo sviluppo triste e disperato, degna colonna sonora di un fatto così terribile della storia italiana. Poco altro da aggiungere, con questo disco i Delirium X Tremens entrano nel gotha dei migliori act death metal in circolazione, forti di una proposta durissima, piena di inventiva e che può accontentare sia chi è sempre alla ricerca di novità, sia coloro che desiderano ricevere mazzate sui denti sempre e comunque.
