Credetemi, ho cercato in tutti i modi di escludere la parola “emo” dal genere dei catanesi None of Us in modo da evitare il fuggi fuggi generale da questa recensione da parte della maggior parte dei lettori. E sappiate che il sottoscritto non è certo un amante del genere, ma in questo caso mi sento di dover promuovere il nuovo lavoro del quartetto, in quanto si allontana decisamente dai gruppi e dal sound “emo new school”: niente ciuffi ergonomici e sospiri buoni per le teenager americane, ma un approccio adulto che integra sonorità post-hardcore al sound caratteristico degli anni 90 del genere.
I Thursday quindi come nome tutelare e influenza principale, ma anche gruppi come Thrice e Garrison che fanno sentire la loro eco in un album dalla produzione internazionale ma dal sapore tipicamente italiano nonostante il cantato interamente in inglese. I suoni di chitarra pieni e potenti non nascondono quella malinconia e l’indole intimistica tipica dei gruppi nostrani. I None of Us infatti danno il loro meglio in brani come “Feed of Me”, una canzone che esprime tutta la fragilità dell’essere umano grazie alla splendida voce di Davide ed alle chitarre che trattengono la loro potenza preferendo esprimersi in delicati arpeggi che amplificano la delicatezza del pezzo. Altro ottimo esempio della classe dei catanesi è “Grace”, canzone veramente dolcissima e dai tempi rarefatti gratificata da un tocco di elettronica in apertura e in chiusura e da cori che enfatizzano la poesia del brano. Andiamo decisamente peggio quando i tempi accelerano, come nell’insipida “My Enemy”, e veramente male quando intervengono le screaming vocals. Prova lampante ne è “21 Days”, brano posto poco intelligentemente come terzo dell’album, dove un’ottimo wall of sound di chitarre viene mortificato da una voce urlata di livello veramente scarso, a tratti sembra di assistere alla performance di un cantante black metal con una brutta raucedine. Un buon ritornello prova a risollevare la situazione, ma ormai il danno è fatto. Spiace in po’ che questo “Vitā” abbia un animo così ambivalente, speravo che la lunga preparazione e i tour con pezzi da novanta del punk come Lagwagon e Misfits avessero aiutato i None of Us a capire e valorizzare i propri punti di forza. Invece ci troviamo davanti un album prodotto benissimo, a tratti gradevole ma che non si capisce dove voglia andare a parare. In questa epoca musicale non avere un’identità ben definita è veramente un rischio enorme.
