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SPEEDWOLF – Ride With Death

Per non sbagliare, fai come i Motorhead, e vedrai che andrà tutto bene. E’ questo il motto di tanti gruppi dediti ai più svariati incroci tra heavy metal, hard rock, crust, punk, hardcore e in generale fra tutto ciò che di istintivo e rumoroso può essere veicolato in musica. Sono quindi in buona compagnia gli Speedwolf, ardimentoso combo di Denver, Colorado, la città alta un miglio, pronti a far esplodere i padiglioni auricolari con una ricetta sonora tanto semplice quanto, come spesso accade per gli epigoni di Lemmy e soci, piacevolissima all’ascolto. Pur con l’ingombrante influenza di fondo dei maestri inglesi a permeare ogni brano,  c’è da dire che gli americani ci mettono del loro per farsi notare. In primis, sfoderando un’indole punk prepotente e sempre in prima linea nell’irrorare di incontenibile energia ogni singolo brano; non c’è alcuna intenzione di suonare definiti, armonici, puliti, solo di buttare le chitarre in faccia sulla scorta di riff semplici e giri di vecchio rock’n’roll pompato di volume ed estremizzato al massimo. I tempi forsennati dettati dal drummer sono l’elemento che porta i nostri più vicini al metal estremo, la doppia cassa spianata potrebbe andare benissimo anche in un contesto thrash e pure le chitarre, a dirla tutta, possono avere qualche rimando al proto-thrash dei primi anni ’80. Il settaggio dei volumi a livelli prossimi alla fusione delle casse è invece il tratto più squisitamente motorheadiano, insieme alle vocals catarrose e strozzate di Reed Bruemmer. Quel che ne esce, a velocità supersonica e per un minutaggio ovviamente piuttosto contenuto, è la colonna sonora di una scellerata giornata da biker, tra scorribande sulle highways senza casco, bevute colossali, luridi amplessi consumati in condizioni igieniche precarie, risse cruente. Alcune linee melodiche si sentono, per carità, ma tendenzialmente rimangono seminascoste in mezzo a un incedere compulsivo non troppo diverso da quello di una motosega fuori controllo. Quanto basta, però, per trasformare un ammasso informe di note in un degno compendio di sozzi inni di retro-metal del terzo millennio.

Di pezzi drammaticamente toppati non ve ne sono, possiamo metterne in luce tre a mo’ di esempio delle piccole variabili che gli Speedwolf hanno inserito nell’album; “I Am The Demon” è un anthem sguaiato da licantropo ubriaco, in cui il ritornello si staglia come un’orgogliosa dichiarazione della propria grossolana essenza; “Death Ripper” è una versione meno nichilista dell’Impaled Nazarene sound, esasperata nei toni e dalle vocals particolarmente lancinanti; “Ride With Death” si distingue per qualche piccola divagazione ritmica e dei crescendo di bestialità chitarristica che, insieme al riuscito chorus, ne fanno uno dei momenti più coinvolgenti del lavoro.

Nessuna pretesa di cambiare la storia della musica, solo una innata propensione al casino ben pianificato e un songwriting abile nel giostrare quelle quattro idee che hanno in testa, non serve altro agli Speedwolf per confezionare un riuscito esordio di metal selvaggio e divertente, meglio di buona parte delle uscite più costruite e rivestite di grandi significati e iperproduzioni.

  • 7/10

  • SPEEDWOLF - Ride With Death

  • Tracklist

    01.Speedwolf

    02.Up All Night

    03.Out On Bail

    04.I Am The Demon

    05.Time To Annihilate

    06.Never Twice

    07.I Can’t Die

    08.Death Ripper

    09.Hell & Back

    10.The Reaper

    11.Ride With Death

    12.Denver 666


  • Lineup

    Jake Kauffman – basso

    Richie Tice – batteria

    Kris Wells – chitarra

    Reed Bruemmer - voce