Il metal dell’Europa dell’est ha sempre riservato piacevoli sorprese: gli Svyatogor sono una di queste. La musica che il quartetto ucraino ci propone consta da un lato di chitarre e ritmiche tipicamente black metal, dall’altro di un insieme di elementi epici e folk sottoforma di intermezzi danzerecci, sax e spassose melodie festose. Una formula trita e ritrita, scontata, diranno alcuni di voi. E invece no. Ascoltate “Word Hard.Eat. Watch.” per rendervene conto di persona. Oppure, se conoscete i Meads of Asphodel, divertitevi con la titletrack.
Ciò che maggiormente colpisce in “Doctor Veritas” è l’efficacia con la quale sono stati uniti gli elementi di cui ho già parlato: nessuna forzatura, tutto scorre in maniera invidiabilmente fluida. Certo, l’ibrido black/folk non è un’idea innovativa, però nel caso in questione lo è la realizzazione: qui c’è il fascino di una messa in musica inedita, per niente ruffiana, c’è un disco in grado di catturare ed interessare l’ascoltatore con la sua simpatia e con la sua irruenza. Come si può rimanere insensibili di fronte al piglio giocoso di “Nor Fire Nor Sword” o ai riffoni di”In Memory Of Fallen Heroes” o “Word Hard. Eat Watch.”?
Durante l’ascolto potete scordarvi insipide cafonate “folk” (le virgolette sono d’obbligo) alla Korpiklaani o il solito black che vorrebbe essere epico e grandioso ma risulta solamente goffo e patetico. Qua i riff sono una cosa seria, altroché!
Nel metal l’epicità, la magniloquenza, il recupero delle proprie radici etniche ed anche la spensieratezza sono spesso forzati e la musica nella quale vengono riversati risulta spesso plasticosa e risibile. In “Doctor Veritas” questo potete dimenticarlo. Siamo al cospetto di un disco evocativo e abbastanza particolare da stimolare l’attenzione di chi, come me, è sempre alla ricerca di musica che stimoli e diverta la mente ed il cuore. Decisamente promossi.
