Mi metto nei panni di chi decide di scoprire una band storica dopo averla trascurata per anni; credo che, unita alla ovvia curiosità, ciò che si cerca è il ‘come’ sia nato questo o quel particolare ramo del rock, cercando di immedesimarsi nella mentalità dell’epoca (cosa piuttosto improbabile) e immaginando ‘cosa’ si possa aver provato ai primi ascolti di questa ‘novità’.
E il nuovo live degli Yes capita a fagiolo per questa ‘esperienza’. Premetto di conoscere gli Yes da molti anni ormai, ma penso che sia una di quelle band ‘seminali’ davanti alle quali ci si può solo inchinare e dalle quali le lezioni da apprendere non sono mai troppe. In questa veste, la band ci porta nel dicembre 2009 a Lione, durante il tour che ha presentato al mondo intero la nuova formazione; oltre agli ovvi Steve Howe, Chris Squire e Alan White, troviamo Oliver Wakeman alle tastiere e il nuovissimo Benoit David al microfono (la cui timbrica rimane fedele al grande Jon Anderson), i quali riescono a dar freschezza esecutiva alle difficili trame della band inglese (sfociando poi quest’anno nel nuovissimo “Fly From Here”.
Per cui, preparatevi ad essere catapultati in universi di difficile concetto. La tracklist pesca abbondantemente dai capitoli più conosciuti della band, passando dall’opener “Siberian Khatru” ad “Astral Travel”, da “Heart Of The Sunrise” a “Owner Of A Lonely Heart” fino ad arrivare alle conclusive “Roundabout” e “Starship Trooper”, il tutto suonato con una maestria e una precisione degna di nota, senza una sbavatura o una singola nota fuori posto (zero ritocchi aggiuntivi).
Se siete in cerca di quel qualcosa che vi ha portato ad adorare band come Dream Theater o Shadow Gallery, potrete trovare le vostre risposte in queste quindici tracce. Vedo già chi li ascolta da una vita storcere il naso: beh, pur non essendo più gli Yes di un tempo, posso assicurarvi che l’act britannico ha ancora molto da dire e da insegnare.
