Davvero interessante questo split album prodotto dalla nostrana Lo Fi Creatures, che unisce le gesta di due valide compagini black metal tricolori. Pur suonando un black metal di stampo classico, i due gruppi risultano alquanto differenti tra loro e a conti fatti posso ritenermi più che soddisfatto dalle prestazioni di entrambe le band.
Ad aprire il cd ci pensano i Tumulus Anmatus, che già avevano mostrato le proprie notevoli doti nel full lenght “Ave Casus Mundi”, uscito poco più di un anno fa. I due pezzi proposti dal quartetto sono diametralmente opposti tra loro, cosa che mostra una certa versatilità da parte del gruppo. “Leviathan” è un brano che si basa su un mid tempo che raramente si lascia andare a cambi di tempo. Comincia con un incedere solenne e sfocia in atmosfere funeree ed oscure e non risulta mai scontato o banale. “Dies Irae” per chi scrive è un pezzo fantastico, la canzone black metal perfetta nella quale sono contenuti tutti gli elementi cardine del genere: furia, cattiveria, velocità e attitudine a mille, il tutto amalgamato alla perfezione denotando una capacità compositiva che fa dei Tumlus Anmatus una band matura sotto ogni punto di vista e che non ha nulla da invidiare a nessuno. Nient’altro da aggiungere. Band fenomenale e da supportare. Senza “se” e senza “ma”.
I bellunesi Strix invece risultano parecchio più primitivi rispetto ai loro compagni di split. Il loro è un black metal molto canonico sia nella struttura sia nella produzione, che è decisamente necro, complice anche il fatto che stando a quello che dicono le note all’interno del cd, il suono delle chitarre è stato registrato in un bosco (!!!). Aspettatevi quindi brani rabbiosi e maligni, basati su tempi sostenuti e contraddistinti da un suono di chitarre glaciale, che faranno sicuramente la gioia di ogni blackster incallito e incazzato che si rispetti. Probabilmente qualcuno storcerà il naso di fronte alla scelta di puntare su suoni poco puliti e a tratti caotici. Io personalmente me ne frego, visto che adoro questo tipo di sonorità, che non fanno altro che dare ai due pezzi un’ aura molto “notturna”. Come si evince dai titoli il cantato è in lingua madre, caratteristica che io personalmente non ho mai nascosto di apprezzare. Entrambi i pezzi a mio parere sono molto interessanti, anche se a volte ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una band dall’indubbio talento, ma che ha ancora bisogno di essere un po’ sgrezzata. Ciò non toglie che comunque gli Strix possono permettersi di guardare parecchie band del genere dall’alto verso il basso. E non è cosa da poco.
Complimenti alla Lo Fi, etichetta di assoluto valore, che ancora una volta immette sul mercato l’ennesimo prodotto validissimo, sia musicalmente sia per quanto riguarda il packaging, che è davvero pregevole e che rappresenta al meglio il mood generale dell’ album. Se siete cultori del vero black metal a livello underground sapete cosa fare. Supporto. E basta.
