Alt. Fermi tutti. Mi rivolgo in particolare agli amanti del Death Metal. Quello vero, però, quello puro. Quello che non è aperto al cambiamento e alle contaminazioni con altri generi musicali e che va fiero della sua primitività e della sua integrità. Questo album di debutto dei parmigiani Kaptivity è una bomba, un lavoro che sia dai primi ascolti mi ha subito coinvolto in pieno e che in più di un’ occasione mi ha fatto sobbalzare sulla sedia. Non tanto per l’aspetto tecnico in se, ma quanto per il suo riuscire a emanare una ventata di freschezza e brillantezza nonostante il fatto che per quanto concerne questo genere musicale, si sia sentito e detto praticamente già tutto, con risultati non sempre positivi.
Devo dire che la prima volta che ho ascoltato la breve intro ho temuto il peggio. Ho stupidamente ed affrettatamente pensato tra me e me: “Oh mamma, stai a vedere che mi ritrovo tra le mani l’ennesimo gruppo death melodico molle e inoffensivo”. Ma mi sbagliavo. E il quintetto, come a dire: “Hai visto? Hai pensato una cazzata!!!”, parte a mille con “Kaptivity”. Ossia una fucilata in fronte. Una delle tante che si susseguiranno da qui fino alla conclusione del cd. Mi sono bastati pochi istanti per rendermi conto che questa è una band che nonostante sia all’esordio discografico, possiede una padronanza e un talento fuori dall’ordinario. Il loro Death Metal non va mai a mille all’ora, ma punta tutto sulla pesantezza,sugli improvvisi e repentini cambi di tempo, sull’immediatezza e sulla potenza. E’ ossessivo nelle parti cadenzate e velenoso come un cobra quando accelera, ti afferra alla gola e ti inchioda al muro. Ascoltatevi “The City Of Pain” e ditemi se non si fa strada dentro di voi l’insano bisogno di fratturavi le vertebre cervicali a furia di sbattere la testa, ditemi se non vi viene voglia di prendere a sediate in faccia qualcuno dopo avere sentito “Infected”. Questo è un disco che trasuda energia pura, è qualcosa che viene percepito come negativo e pericoloso, ma a cui non si riesce a rinunciare.I cinque sono pure riusciti a ottenere dei suoni perfetti, che pur non essendo cristallini si adattano perfettamente a quello che vogliono far trasparire con la loro musica. Niente sembra essere stato lasciato al caso, tutto ha un senso e un compimento.
Consigliare l’acquisto di “Walk Into The Pain” sarebbe alquanto scontato e banale. E non vale nemmeno la pena stare qua a stracciarsi le vesti cercando inutili e puerili paragoni con band più famose, del tipo: “Somigliano a questi, somigliano a questi altri.”. I Kaptivity spaccano il culo, tanto basta. I parmigiani non si limitano a “suonare” Death Metal. Loro il Death Metal ce l’hanno nelle vene e te ne rendi conto ascolto dopo ascolto, te lo fanno sentire addosso e te lo fanno penetrare sotto la pelle, fin nella carne. Se questo è l’inizio, non oso immaginare come sarà il futuro di questa band. Fenomenali. Standing ovation.
