Fatevi guidare, non tentennate, salite sulla sua barca e andate col cuore in pace verso gli Inferi: sarà un viaggio di piacere. Caronte vi coccolerà, vi vizierà, vi farà assaporare sensazioni mai provate.
Annunciatasi al mondo lo scorso anno con un ep d’esordio fulminante e una serie di date live che ne avevano certificato il magnetismo e la capacità di spingere in una dimensione irreale e distaccata dalle cose del mondo chi li ascolta, la formazione parmense approda finalmente al disco d’esordio, per la gioia di quelli che l’hanno scoperta da tempo e per coloro che ne hanno sentito parlare e possono finalmente testarne le doti compiutamente. Ero febbrilmente curioso di indagare cosa sarebbero riusciti a combinare Dorian Bones e compagni in un intero disco, ammetto quindi di avere inserito “Ascension” nello stereo con vivo interesse, con lo stesso stato d’animo che nutro per le nuove release di una qualsiasi delle mie band preferite.
Rispetto all’ep non ci sono sorprese, nessuna sterzata stilista è intervenuta a cambiare l’identità della band, che ha semmai radicalizzato in buona parte della tracklist la sua propensione per suoni dilatati, riverberati al massimo, sospesi su un abisso di perdizione.
Le grigiastre e violacee, piuttosto che nero pece, suggestioni mutuate da gentaglia di gran risma quali gli Electric Wizard sono filtrate attraverso le coloriture notturne e licantrope di Danzig, mentre la distorsione chitarristica e il tipo di registrazione rimandano allo stoner intossicato e rimpinzato di feedback. Questo è, per sommi capi, il quadro di riferimento, sul quale si innesta la forte impronta dei Caronte, il cui percorso artistico è unico e legato imprescindibilmente a una meticolosa ricerca in campo esoterico e spirituale, che si estrinseca in testi ponderati e in una efficace evocazione di un immaginario fuori dal tempo, dalla ragione umana, legato a viaggi mentali provocati da sostanze di particolare natura. Vi sentirete fluttuare lontani dal mondo, quando irromperanno dallo stereo i riff effettati e rimbombanti, sporchi e torrenziali di “Leviathan”, prima traccia di “Ascension”. Lentamente, ma non troppo, i Caronte prenderanno possesso della vostra mente e vi condurranno in una esperienza uditiva intensa, spesso disorientante, sicuramente appagante. Le canzoni, tutte piuttosto lunghe, comprendono fasi incalzanti e relativamente dinamiche, dal riffing voluminoso e insistito, alternate a stasi psichedeliche stranianti, di grande impatto emotivo; nonostante la lentezza di molti segmenti, le singole tracce hanno mediamente un forte appeal già ai primi ascolti, anche se l’intero potenziale esce fuori col tempo. Il comando delle operazioni è tenuto dalla voce da fantasma irrequieto di Dorian Bones, straordinario interprete ed evocatore di figure spiritiche, in grado di esprimere sofferenza e dannazione con una drammaticità unica. Le vocals sono l’elemento più caratterizzante, ma l’operato degli altri musicisti non è da meno. Nessun altro spicca individualmente, emerge piuttosto la perfetta fusione e compenetrazione di tutti le parti in causa, tese a esprimere una inflessione onirica deviata e indefinita dosando con sapienza trame movimentate e immobilismi catartici. Due punti di partenza per rendere più digeribile la proposta anche a chi è meno addentro il mondo doom possono essere “Ode To Lucifer” e “Black Gold”, unico brano ripreso dall’ep, tracce più memorizzabili delle altre per via di un andamento piuttosto arrembante, ma questo è solo un piccolo suggerimento, il disco merita attenzione per la sua interezza e diventerà probabilmente un caposaldo dello stoner/doom italiano.
