Per chi è da sempre innamorato della voce di Amanda Somerville il progetto Trillium rappresentava un’uscita imperdibile; mi sembrava di essere tornato ragazzino, quando si faticava ad addormentarsi perché il giorno seguente sarebbe uscito il cd tanto aspettato…
Inutile dire che, pur con la possibilità di averlo ‘giornalisticamente’ in anteprima, il mio perder sonno non è stato totalmente ripagato. ”Alloy”, primogenito della band/progetto che contempla una buona fetta della ‘Gate-Studios Family’, è un ensemble di undici songs che non rasentano le aspettative. Forti di un gothic molto AOR come songwriting, i Trillium ci infondono delle songs in strutture piuttosto prevedibili che solo in rari casi riescono ad esplodere in un coro da conquista. Ed è un peccato, perché la sensazione dopo innumerevoli ascolti è quella di avere a che fare con una band con ‘il freno a mano tirato’, ovvero che sente la necessità di poter dar di più ma che sembra titubante nel farlo.
Sul livello tecnico, “Alloy” è un disco che pompa su una produzione volutamente oscura e freddina, ingrediente che unito al songwriting potrebbe già di per se preannunciare un capolavoro; nessuna critica su mixing e mastering, e tanto meno sulle performance rigide e precise (un po’ troppo, in alcune situazioni) che l’ovvia caratura artistica dei componenti riesce a mettere in gioco.
Allora cosa non funziona? Le songs sono dotate di poco mordente, provano a spronarti e a darti una botta ma quando si tratta di prendere l’ascoltatore per i capelli (o al cuore) il tutto scema in un gothic rock melenso. ”Alloy”, forse, rimane più interessante nella seconda parte, con le spettacolari “Scream It” (con mr. Jorn Lande alla voce), “Path Of Least Resistance” e “Slow It Down”. Si salva anche “Coward”, con il suo fare riuffiano, ma per il resto è mera sufficienza e stop.
Continuo e continuerò ad amare Amanda Somerville per i ‘suoi’ dischi, come quel “Windows” targato 2009 che tutt’ora mi emoziona tantissimo; nell’ambito metal, il suo apporto è straordinario quando è guidata dall’estro altrui, vedesi Avantasia o Kiske/Somerville, anche se sulle sue doti canore e di vocal coach nessuno può ridire.
Un vero peccato, un’occasione non completamente colta.
