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Haken @ Magazzini Generali, Milano 09/03/2019

“Inusuale” è probabilmente il termine che meglio può descrivere l’esibizione (ma non solo) dei nuovi pionieri inglesi del Prog: in uno show che ha visto salire sul palco 3 band, le porte si sono aperte alle 5 di pomeriggio, e alle 10 di sera era già tutto finito per lasciare spazio alla festa di carnevale che si sarebbe tenuta in seconda serata. Probabilmente una delle situazioni più strane alle quali si potesse assistere, ma d’altronde ai Magazzini non è la prima volta che si verifica un episodio del genere, essendo un locale studiato principalmente come discoteca.

 

In apertura i meno conosciuti Ben Levin Group (in sostituzione a Bent Knee), che hanno sorpreso tutto il pubblico con pezzi straordinari, una grande presenza scenica e un enorme carisma. Il risultato? Applausi a non finire e grande approvazione da tutto il locale.

L’attesa sale, e nel frattempo arriva il momento dei già più noti VOLA, che abbiamo visto al Circolo Svolta in apertura ai Monuments. Direttamente dalla Danimarca e dalla Svezia, il gruppo propone un repertorio che spazia tra i suoi due album “Applause of a Distant Crowd” e “Inmazes”. Non possono mancare ovviamente le più amate dal pubblico “Ghosts” e “Smartfriend”.

 

Dopo due più che ottime esibizioni di apertura, arriva finalmente il momento più atteso della serata: sulle note dell’Overture di Guglielmo Tell mixata con l’intro del loro ultimo intro “Clear”, ecco che fanno il loro ingresso sul palco gli Haken. La folla si scatena immediatamente già dal primo brano. Sulle note di “Good Doctor”, la band inizia finalmente a portare dal vivo sul suolo italico il suo nuovo album “Vector”, del quale suoneranno tutti i pezzi, esclusa la ballad “Host”. Con un Ross Jennings particolarmente in forma, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista vocale, la serata prosegue con “Puzzle Box”, un altro capolavoro del loro ultimo disco. Curioso anche il cambio di look per il basista Conner Green, che con la sua nuova barba lunga è quasi irriconoscibile. Non particolarmente in forma invece il tastierista Diego Tejeda, ma nonostante ciò ha suonato comunque in modo impeccabile.

Scaletta purtroppo molto breve anche per loro, ma d’altronde il tempo a disposizione era davvero poco. Il grosso del concerto è stato comunque incentrato sugli ultimi lavori della band. Presenti in scaletta anche 2 brani tratti da “Affinity”, ovvero “1985” e “The Architect”. Inutile dire però che la vera batosta sia arrivata durante “Nil by Mouth”: sulle note di quel riff stava venendo giù il locale!

Encore invece che ha reso più contenti i fan di vecchia data della band, vista l’esecuzione per intero di “Cristallysed”. Sulle sue note si sarebbe dovuto chiudere lo show, ma così non è stato: il pubblico italiano ha iniziato a chiamare a gran voce “Cockroach King”, e la band britannica non se l’è sentita proprio di lasciare i propri fans affamati.

 

Un’esecuzione perfetta, ai limiti dell’essere umano. Ancora una volta questi ragazzi hanno dimostrato di essere tra i principali pretendenti al titolo di miglior band Progressive Metal del nuovo millennio. Che vogliano raccogliere l’eredità dei Dream Theater? Potebbe essere, alla fine tra le due band ci sono molte affinità. L’unica cosa certa è che ora come ora gli Haken stanno vivendo il loro periodo d’oro. Nonostante le critiche sono un gruppo che cresce sempre di più, e Sabato sera ai Magazzini Generali ne hanno dato una prova più che soddisfacente.

 

Setlist:

 

1) Guglielmo Tell Overture

2) Clear

3) The Good Doctor

4) Puzzle Box

5) Falling Back to Earth

6) A Cell Divides

7) Nil by Mouth

8) 1985

9) Veil

10) The Architect

 

Encore:

11) Cristallysed

12) Cockroach King